“In search of the grave of Anders Trulson” di Johan Werkmäster

ALLA RICERCA DELLA TOMBA DI ANDERS TRULSON di Johan Werkmäster * – Journalist and writer – Göteborg, Sweden (Italian-English) In una giornata caldissima alla fine di giugno del 2003 sto andando a Civita d’Antino con il mio amico Antonio Bini. Non so tutto sulla colonia di artisti scandinavi di Kristian Zahrtmann nel paese – ma so tanto; ho letto molto sull’argomento. Sono particolarmente interessato a due pittori svedesi Karl Isakson e Anders Trulson che sono stati in Civita all’inizio del sec. XX. All’epoca Civita d’Antino era – come Skagen – un cenacolo di pittori scandinavi. Per Isakson significò l’inizio della sua carriera artistica. Ma per Trulson fu diverso – egli morì a Civita. Anders Trulson era nato nella parte più a sud della Svezia. Aveva studiato arte presso le accademie di Copenaghen e Stoccolma e, più tardi, presso la scuola di Zahrtmann a Copenaghen. A giugno del 1911 Trulson arrivò a Cività d’Antino.


Insieme a Zahrtmann, Poul Christiansen, Knud Sinding e altri artisti stava a Casa Cerroni. Era evidente che non stava bene. Spesso aveva violenti attacchi di tosse. I suoi amici cercavano di convincerlo di andare dal medico, ma Trulson non sentirva ragioni. Tutti i giorni usciva per dipingere. La fuori doveva lottare contro il forte vento per tenere il suo cavalletto in piedi. La famiglia Cerroni piangeva quando si rese conto che l’artista svedese non voleva più mangiare.

Giorno per giorno Trulson diventava più debole. Infine si convinse di far chiamare un medico che diagnosticò una grave tubercolosi. La sera del 24 agosto Trulson diede dei soldi a Zahrtmann e gli chiese di pagare i debiti che aveva con alcune modelle. Trulson era al letto quando verso le undici sobbalzò gridando :”Sto morendo!”. Iniziò a vomitare sangue e dopo alcuni minuti era morto. Anders Trulson fu sepolto nel cimitero locale. Ma non in quello nuovo, in quello vecchio, mi dice Pietro Di Curzio, il vigile di Civita d’Antino: “ Troverà la sua tomba nel vecchio cimitero fuori dal paese”. Ci vuole un po’ di tempo prima che Antonio Bini ed io riusciamo a trovare il cimitero. E ci vuole almeno un’altra ora per trovare finalmente la tomba di Trulson. Questo vecchio cimitero è stato abbandonato nel 1977, più di un quarto di secolo fa. Ho l’impressione che da allora nessuno è più venuto qui. Antonio e io siamo soli in mezzo a tutti quei morti. Passiamo da tomba a tomba, leggiamo tutti i nomi, ma non riusciamo a trovare quello che cerchiamo. – “Trulson! Ma dove sei ? “- Grido forte. – “L’ho trovato! L’ho trovato “!- Dice Antonio. “Vieni qui”! Eccolo! Una grande targa di bronzo con il suo nome e l’anno di nascita e di morte:

ANDERS TRULSON 1874 – 1911

Tutti gli abitanti del paese andarono al funerale per salutare l’artista svedese che era vissuto in Civita per dieci settimane. – “Egli arrivò come straniero, ma morì come amico”, disse qualcuno sulla sua tomba.

(*) giornalista e scrittore svedese. Sull’argomento ha scritto un articolo dal titolo “Trulson ! Var ar du ?” (“Trulson ! Dove sei ?”) pubblicato sulla pagina culturale del Goteborg Posten del 28 novembre 2003.

IN SEARCH OF THE GRAVE OF ANDERS TRULSON On an extremely hot day at the end of June 2003, I’m on my way to Civita d’Antino with my friend Antonio Bini. I don’t know everything about Kristian Zahrtmann’s colony of Scandinavian artists in the village – but I know a lot; I’ve read about it. I’m particularly interested in the two Swedish painters Karl Isakson and Anders Trulson, who visited Civita in the beginning of the 20th century. At that time Civita d’Antino was – like Skagen – a meeting place for Scandinavian painters. For Isakson it signified the beginning of his artistic career. But for Trulson it was different – he ended his life in Civita.

Anders Trulson was born in the most southern part of Sweden. He studied art at the academies of Copenhagen and Stockholm and, later, at Zahrtmann’s school in Copenhagen. In June 1911 Trulson arrived in Civita d’Antino. Together with Zahrtmann, Poul Christiansen, Knud Sinding and other artists he was staying at Cerroni’s house. It was obvious he was not feeling well. He often had violent fits of coughing. His friends tried to convince him to see a doctor, but Trulson didn’t want to listen to them. Every day he went out to paint. He stood there in the strong wind, struggling to keep his easel upright. The Cerroni family cried when they noticed that the Swedish artist didn’t want to eat anymore. Trulson became weaker and weaker every day. Finally, he agreed to consult a doctor, who diagnosed that the patient was suffering from serious tuberculosis. In the evening of 24 August Trulson handed over some money to Zahrtmann, asking him to clear his debts with some models. Trulson was staying in bed, but about eleven o’clock he suddenly rushed up, screaming: ”I’m dying!” He started to vomit blood and a few minutes later he was dead.

Anders Trulson was buried at the local cemetery. – But not the new one, the old one, I’m told by Pietro Di Curzio, the policeman in Civita d’Antino: ”You will find his grave in the old cemetery outside the village”. It takes a while before Antonio Bini and I find the cemetery. And it takes at least another hour before we finally find Trulson’s grave. This old cemetery had been abandoned in 1977, more than a quarter of a century ago. I have the feeling nobody has been here since those days. Antonio and I are alone among all these dead people. We move from grave to grave, read the names but can’t find what we are looking for. – “Trulson! Where the hell are you “!

I shout out loud. – “I found it! I found it” ! – Antonio says. “Come here”! And there it is. A big bronze plate with his name and the year of his birth and his death:

ANDERS TRULSON 1874 – 1911

All the people of the village attended the funeral to say farewell to the Swedish artist who had stayed in Civita for ten weeks. – “He came as a stranger but died as a friend”, somebody said at his grave.

Johan Werkmäster Dal libro L’italian dream di K. Zahrtmann Copyright © 2009 Antonio Bini – Edizioni Menabò. All Rights Reserved (Traduzione dall’inglese di Monika Kugler)

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