L’Accademia Italiana della Cucina a Civita d’Antino per la valorizzazione e il recupero di un passato straordinario

Sulle antiche tracce di Civita d’Antino si è sviluppata l’iniziativa conviviale dell’Accademia Italiana della Cucina, delegazione di Avezzano, alla riscoperta dei valori culturali e paesaggistici di questo bellissimo e singolare paese dell’Abruzzo interiore che rischia di scomparire. Si ricorda, anche qui, il terribile terremoto della Marsica del 1915 che vide il paese decimato e accelerò il processo migratorio, iniziato già negli anni precedenti.

La memoria pure registra la sciagura mineraria di Monongah, Colorado, del 1908 (nota oggi come la Marcinelle americana), nella quale persero la vita anche alcuni minatori proveniente da questo piccolo paese che si erge isolato tra i monti della Valle Roveto, a 904 m di altitudine, tra Avezzano e Sora. Oggi Civita d’Antino è un paese fantasma, con circa 150 abitanti, meno del 10% di quella che era la popolazione precedente al terremoto. Una parte della popolazione ricostruì le proprie case a valle, altri si trasferirono a Roma e altri ancora seguirono la via americana. La delegazione di Avezzano dell’Accademia ha voluto richiamare l’attenzione dei propri accademici su Civita d’Antino, antico municipio romano (Antinum) e città importante dei marsi, che crebbe quasi del tutto nascosta tra i monti (per esigenze di difesa militare) in quella che appare ancor oggi una straordinaria terrazza panoramica sospesa tra cielo e terra.

Civita D’Antino è stata frequentata in passato da diversi viaggiatori stranieri, archeologi, storici e artisti interessati alle antiche origini italiche o attratti dal suo paesaggio. Tra questi si ricordano Richard Colt Hoare, Keppel Craven, Edward Lear, Theodore Mommsen, Thomas Ashby, che trovarono ospitalità e spunti utili alle loro ricerche presso la famiglia Ferrante, che annoverava appassionati studiosi di archeologia. Ma il periodo più significativo del Grand Tour è marcato dalla presenza del maestro danese Kristian Zahrtmann, il cui intenso e prolungato legame con il paese trasformò, a partire dal 1883, progressivamente Civita d’Antino in sede estiva della sua scuola, aperta a numerosi artisti provenienti dall’intera Scandinavia: molti di loro si affermarono in breve tempo, quali Peter Hansen, Johan Rhode, Gad F. Clement, Johannes Kragh, Karl Isakson, ecc. Anche questa straordinaria esperienza artistica fu cancellata dal terremoto e dalla quasi contestuale morte del maestro Zahrtmann, legatissimo al paese abruzzese, di cui fu mecenate e cittadino onorario.

All’incontro Accademico  ha tenuto la sua relazione il prof. Antonio Bini, autore dell’edizione italiana del racconto sul terremoto dello scrittore danese Johannes Jorgensen e del libro “L’italian dream di Kristian Zahrtmann”, che ricostruisce l’incredibile storia di quella che fu per trent’anni la scuola estiva d’arte danese di Civita d’Antino. Anche nel passato la gastronomia locale, fortemente apprezzata come testimoniato in una delle lettere del maestro Zahrtmann ai suoi familiari e come testimoniato da uno splendido quadro di P.S. Kroyer (uno dei più grandi pittori scandinavi di tutti i tempi), custodito presso il museo Hirschprung di Copenhagen, raffigurante gli artisti scandinavi a tavola a Civita d’Antino.

“L’opera del 1919 – spiega Bini – costituisce una sorta di icona del benessere a tavola e della stessa cordialità dell’ospitalità italiana, e abruzzese in particolare”. Ecco perché la delegazione di Avezzano dell’Accademia Italiana della Cucina ha scelto quale luogo dell’incontro l’Antica Osteria Zahrtmann, animata da giovani del luogo, Stefania e Roberto, attenti alla cultura locale e al recupero di prodotti e piatti della tradizione.

Meritoria dunque l’attenzione dell’Accademia che aggiunge un’altra perla dopo le precedenti conviviali culturali (in particolare di Luco dei Marsi) che ebbero il merito di mettere in evidenza la tradizione secolare (la Panarda) e la storia millenaria del Lago Fucino culminata con il suo prosciugamento (1875) ad opera del Principe Alessandro Torlonia (la più importante opera di ingegneria idraulica fino a quel tempo).

(Articolo di Franco Santellocco* ) * presidente dell’Aie e consigliere del Cgie

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