“La lungimiranza di Civita d’Antino” One hundred years ago…

(Italian-English) Cento anni fa, un gruppo di intellettuali del piccolo paese della Valle Roveto vi fondò la più antica pro-loco del Centro-sud. Presidente onorario fù il pittore danese Kristian Zahrtmann. E subito l’iniziativa acquistò un orizzonte europeo. One hundred years ago, a group of intellectuals from a small village in the Valle Roveto (Roveto Valley) founded the oldest municipal tourist board in central-southern Italy. Its honorary president was the Danish painter, Kristian Zahrtmann, who immediately gave the initiative a European scope. 

Concordia parvae res crescunt, discordia maximae dilabuntur “Con la concordia le piccole cose crescono, con la discordia le più grandi vanno in rovina”  (Sallustio) 

* La relazione Morale-Economica del Comitato Esecutivo della “Pro-Antino” per la gestione dell’anno 1910-1911 è consultabile integralmente online per gentile concessione dell’Archivio Ferrante

Scarica il documento originale Pro-Antino1910 (Copyright Archivio Ferrante All Rights Reserved)

* La casa editrice Menabò pubblica da venti anni la Rivista trimestrale D’Abruzzo – Turismo Cultura Ambiente – e promuove con articoli corredati da abstract in inglese, le bellezze architettoniche, artistiche, naturalistiche ed il ricco patrimonio antropologico della Regione. La rivista è distribuita nelle edicole d’Abruzzo e nelle librerie Feltrinelli delle più importanti città italiane e viene inoltre diffusa in Canada e negli Stati Uniti presso i centri di cultura italiana. Sito web www.dabruzzo.it

La lungimiranza di Civita d’Antino. Un secolo fa nasceva a Civita d’Antino la prima pro loco dell’Italia centro-meridionale (di Antonio Bini) A cento anni di distanza vengono ricostruite le prime attività della Pro Antino, il cui presidente onorario fu il pittore danese Kristian Zahrtmann. Una singolare esperienza cancellata dal terremoto che colpì il paese abruzzese il 1915. Ci sono infatti paesi che nascondono un passato straordinario, talvolta sorprendente, eppure dimenticato o sconosciuto. Tra questi è sicuramente da annoverare Civita d’Antino, piccolo comune montano della Valle Roveto e nell’antichità municipio romano (Antinum), di cui ci siamo già occupati in altre occasioni. Nelle scorse settimane ho cortesemente ricevuto da Manfredo Ferrante, discendente della nobile famiglia dei Ferrante, un tempo signori di Civita, un documento dal quale si evince la costituzione ufficiale della Pro Antino avvenuta nel lontano 19 marzo 1910 (con sottoscrizioni avviate sin dal 1906). Sono sufficienti brevi ricerche per verificare l’importanza del documento, il cui rilievo supera l’ambito locale, permettendo di affermare come nel paese fosse sorta un secolo fa la prima pro-loco non solo dell’Abruzzo, ma addirittura dell’intera Italia centro meridionale: un anniversario cui andare orgogliosi ! In Italia precederebbero Civita d’Antino soltanto Pieve Tesino (Trento) 1881; Chiavenna (Sondrio) 1892; Cles (Trento) 1899; Treviso 1899; Chesio (Novara) 1900; Gemona del Friuli (Udine) 1903; Tortona (Alessandria) 1903; Pracchia (Pistoia) 1906. Tali informazioni sono riprese dal saggio di C. Nardocci, Il Genio del Luogo, ed. Grafiche Tommasetti, Roma, 2000, pag. 101, che ha avviato un interessante percorso di ricostruzione di questo particolare fenomeno associativo italiano (Nardocci è presente dell’UNPLI, l’associazione delle pro-loco italiane). Viene da chiedersi come mai in un appartato paese della montagna abruzzese potesse svilupparsi quell’humus, quel fermento creativo che favorì l’istituzione di un movimento associativo diretto a migliorare l’abbellimento del paese e quindi l’ospitalità turistica, allineandosi alle prime comunità alpine, pioniere dell’organizzazione turistica locale italiana su base volontaristica, diversi anni prima che intervenissero norme dirette a disciplinare il nascente turismo di massa e quindi l’organizzazione turistica pubblica.

La Civita di allora era molto diversa da quella di oggi, era nel pieno della sua vitalità culturale, economica e sociale. Il paese era stata una tappa di viaggiatori settecenteschi e ottocenteschi in Italia, in particolare di quelli interessati all’archeologia, come Colt Hoare, che vi giunse sul finire del ‘700, Keppel Craven, fino al grande archeologo Theodor Mommsen. Il Mommsen si fermò per diversi mesi a Civita, ospite della famiglia Ferrante, in occasione dei suoi studi sulla “Storia di Roma Antica”, che gli valsero il premio Nobel. Anche un pittore di paesaggi, come amava definirsi Edward Lear, soggiornò nel paese abruzzese. Ma molti altri furono i personaggi minori, di cui non mancano anonimi resoconti di viaggio su periodici inglesi e tedeschi. Negli anni successivi furono proprio i paesaggi e il carattere ospitale della popolazione ad attrarre il pittore danese Kristian Zahrtmann, che vi fondò la sua scuola estiva aperta a decine di pittori scandinavi, spesso seguiti da amici e familiari. Così Civita divenne a fine ottocento un piccolo ma frequentato centro “turistico”, dove all’antica ospitalità della famiglia Ferrante, spesso ricordata dai viaggiatori nei loro scritti, subentrò quella organizzata, proprio del nascente turismo ed il paese trovò posto nelle guide turistiche. Oltre alla Pensione Cerroni, divenuta nel tempo la “casa dei pittori danesi”, sorsero allora altre due pensioni, mentre nello stesso periodo ben più popolose cittadine abruzzesi erano ancora totalmente prive di strutture ricettive. Dal confronto tra culture diverse e dalla continuità di rapporti e confronti con gli ospiti doveva necessariamente scaturire un proficuo scambio di opinioni e di proposte tra viaggiatori stranieri e le persone lungimiranti del paese. Da qui la costituzione del Comitato Cittadino Permanente Pro Antino inteso come “organo morale di propulsione per ridestare le energie e le iniziative private in rapporto all’abbellimento del paese”. SI tratta di obiettivi di straordinaria attualità, che oggi leggeremmo nella necessità di dare spazio alla c.d. “società civile”, superando il concetto che qualsiasi iniziativa promozionale debba venire soltanto dal pubblico.Un obiettivo operativo apparentemente banale, che invece racchiudeva un profondo e sentito desiderio di bellezza, di tutela e continuo miglioramento del contesto urbano e “delle sue immediate adiacenze”, valore fondamentale per gli stessi residenti e quindi per gli ospiti, che pure già mostravano di amare il paese, descritto e immortalato in tante opere. La relazione – rispetto allo statuto – ci dà la possibilità di comprendere meglio l’effettivo percorso avviato dalla Pro. Vengono infatti elencate in dettaglio otto “opere” consistenti in lavori di ampliamento, livellazione, dissodamento, e soprattutto di messa a dimora di alberi e piante. Degna di rilievo la sistemazione delle aree circostanti la chiesa di Santa Maria, ed in particolare di quella inferiore, che doveva arricchire una delle terrazze panoramiche più suggestive di tutti gli Appennini, che il Comitato trasformò in un vasto “giardino inglese”, con modalità creative che oggi annovereremmo come “land art”. Nel tempo sono venute meno le piante ornamentali, la stessa chiesa ha subito recenti discutibili restauri che la rendono irriconoscibile, mentre del prato all’inglese rimane un vasto campo incolto. Fortunatamente resta lo straordinario cerchio di monti. Tornando al programma della Pro Antino si rileva come questo andasse realizzandosi mentre contemporaneamente si procedeva alla raccolta dei fondi – circostanza che ancor più legava il manipolo di pionieri benpensanti dal motto sallustiano: “Con la concordia le piccole cose crescono, con la discordia le più grandi vanno in rovina”, espressamente richiamato nella relazione. La comunità romana (già allora nutrita) rispose positivamente all’appello, “raccogliendo con entusiasmo la scintilla di civile progresso partita dal paese natio”, mentre qualche delusione venne dalle “colonie americane” e dalla “classe agricola”, dalle quali peraltro non si potevano certo pretendere risposte favorevoli, in considerazione delle difficili condizioni economiche sia degli emigranti e che dei contadini di allora. A proposito del sostegno finanziario alla “missione”, il documento sottolinea la “generosità degna di encomio” del pittore danese Kristian Zahrtmann, che concorse con il consistente contributo di 600 lire. Allo stesso fu ufficialmente riconosciuta la presidenza onoraria della Pro Antino. Siamo sicuri che questo titolo sarà stato particolarmente apprezzato dal sig. Cristiano, che chiamò la sua casa-studio di Copenhagen “Casa d’Antino” e che era legatissimo al paese abruzzese.

Lo immaginiamo quasi a discutere lungamente con il colto e influente don Ferrante, allora sindaco e presidente esecutivo della Pro-Antino, con i Cerroni, e la ristretta cerchia di illuminati notabili. La Relazione – per il suo valore documentale – è consultabile integralmente sul sito www.civitadantino.com – destinato a diventare una sorta di museo virtuale della stagione d’oro di Civita. La presidenza danese della Pro-loco costituì un altro segnale di straordinaria apertura mentale della borghesia locale e di capacità nel riuscire ad operare per lo sviluppo del paese in una più vasta prospettiva europea, tanto più se si considera come l’Abruzzo di oggi sia ancora schiacciato, talvolta, da arretrate e miserabili logiche e lotte di campanile. Oggi che in diversi paesi dell’interno vivono artisti stranieri legati all’Abruzzo sarebbe auspicabile che altre pro-loco abruzzesi seguano l’esempio dato da Pro Civita un secolo fa. Il drammatico terremoto del 1915 che colpì la Marsica non risparmiò Civita d’Antino, che subì diverse perdite di vite umane, tra cui quella dello stesso don Filippo Ferrante. Molti abitanti lasciarono poi il paese per spostarsi a valle, e altri ancora emigrarono lontano. Con la successiva morte anche di Zahrtmann vennero a saltare anche i rapporti con gli artisti scandinavi, alcuni dei quali continuarono comunque a frequentare il paese. Dopo la seconda guerra mondiale, l’Associazione riprese la propria attività su impulso dell’on. Fabriani, assumendo la denominazione convenzionale di Pro-Loco, imposta a livello nazionale dalla legislazione statale e distinguendosi, prima dell’ulteriore fase di declino del paese, per alcune apprezzabili attività culturali, tra cui si segnalano il saggio storico di S. Maciocia, “Civita d’Antino”, edito da Palombi di Roma (1956) e la stampa di sei cartoline recanti una serie di nostalgici schizzi del paese, curati con garbo da Pino Mattei (1965), a distanza di 50 anni dal terremoto.Ad un secolo di distanza occorrerebbe una nuova scintilla.. Oggi le Pro-Loco in Abruzzo sono diventate oltre trecento e si occupano prevalentemente dell’organizzazione di eventi e di animazione del territorio, grazie al coinvolgimento e la passione di tante persone. Anche rispetto a questo diffuso fenomeno associativo, l’esperienza della Pro Civita può ancora insegnare molto, affinché accanto alle manifestazioni si ponga sempre attenzione al paesaggio, alla difesa dei centri storici e alla conservazione delle tradizioni, quali fattori fondamentali dell’identità dei luoghi e delle rispettive comunità. Come non condividere in proposito la riflessione di Vittorio Sgarbi, quando sostiene che “il bene più prezioso per un luogo è la sua integrità, il suo essere quello che è stato.”

Articolo di Antonio Bini tratto da D’ABRUZZO, rivista trimestrale di turismo, cultura, ambiente – n. 89/2010

Immagini * Litografia di Edward Lear – Civita d’Antino – tratta dal suo racconto di viaggio “Illustrated excursions in Italy”, London, 1846

** Civita d’Antino – Don Filippo Ferrante e la sua famiglia in  una fotografia scattata da un artista scandinavo nei primi anni del novecento

The Farsightedness of Civita d’Antino

One hundred years ago, a group of intellectuals from a small village in the Valle Roveto (Roveto Valley) founded the oldest municipal tourist board in central-southern Italy. Its honorary president was the Danish painter, Kristian Zahrtmann, who immediately gave the initiative a European scope.There are villages that conceal an extraordinary, even surprising, history—even if that history is forgotten or unknown. Among these is Civita d’Antino, a small, mountain village in the Roveto Valley, which in antiquity was a Roman municipium (Antinum).In the past weeks I had the pleasure of receiving from Manfredo Ferrante—descendant of the noble Ferrante family that once ruled Civita—a document dated 19 March, 1910, which marked the official charter of the Pro Antino local tourist board (with signatories dating back to 1906).The importance of the document was immediately clear as its scope reached beyond the local environment, a fact that enabled me to establish that in Civita was the first municipal tourist board not only in Abruzzo, but in all of central-southern Italy. An anniversary to be proud of!Only the following localities preceded Civita d’Antino: Pieve Tesino (Trento) 1881; Chiavenna (Sondrio) 1892; Cles (Trento) 1899; Treviso 1899; Chesio (Novara) 1900; Gemona del Friuli (Udine) 1903; Tortona (Alessandria) 1903; Pracchia (Pistoia) 1906. This information is gleaned from C. Nardocci’s essay, Il Genio del Luogo (Grafiche Tommasetti, ed., Roma, 2000, p. 101), which traces the interesting development of this particular form of associationism.One may wonder how, in such a remote mountain village, such intellectual creativity could have favored the development of a pioneer associative movement aimed at beautifying the town—long before similar volunteer associations formed alongside the growth of mass tourism and normative measures designed to regulate public tourism.Civita back then was quite different from what it is today. It was at the height of its cultural, economic, and social vitality. The town had been a stopover for travelers to Italy in the 1700s and 1800s, in particular for those interested in archeology, such as Colt Hoare, who traveled to Civita in the late 1700s; Keppel Craven; and even the great archeologist, Theodor Mommsen, who sojourned in Civita for several months as a guest of the Ferrante family on the occasion of conducting research for his History of Rome. Even a landscape artist, as Edward Lear referred to himself, sojourned in the town. Many other, albeit less notable, individuals passed through, having left us with anonymous travel accounts in English and German periodicals. In the following years it was precisely the scenery and the hospitality of the locals  that attracted the Danish painter, Kristian Zahrtmann, who founded in Civita his summer painting school, open to dozens of Scandinavian painters who were often accompanied by friends or relatives.By the end of the 1800s Civita was a small, but frequented, “tourist center”, where the esteemed hospitality of the Ferrante family—often mentioned by travelers in their writings—was replaced by organized hospitality typical of the bourgeoning tourist industry. Alongside the Pensione Cerroni, which in time came to be known as the “house of the Danish painters”, two more pensioni opened their doors to guests—while at the same time more populous towns in Abruzzo were entirely without any sort of hospitality services. In a short time Civita began to find its way into the tourist guides of the day.From the contact between different cultures, and from the continuous relationships and discussions with the Scandinavian guests, grew a fruitful exchange of opinions and proposals between the foreign visitors and “enlightened” residents of the town. It was from such exchanges that the Permanent Citizen Committee Pro Antino was created, whose purpose “as a moral institution was the impulse to revitalize private initiative as a means of beautifying the town”.Such an ambition is extraordinarily precocious, which today’s readers would interpret as the necessity to attend to the so-called “civil society”; the Pro Antino association transcended the belief that any type of promotional plan must necessarily be born of public initiative.An apparently banal objective, which in reality expressed a profound and genuine desire for beauty and the protection and continual improvement of the urban space and its “immediate vicinities”. The objective set out by Pro Antino was implied as a fundamental value for the residents and guests alike—who clearly demonstrated their affection for the town—described and immortalized in so many works.The association’s report, more than its charter, enables us to understand the precise guidelines established by the Pro Antino Committee. Eight “public works” are outlined, ranging from enlarging, leveling, tilling, and planting trees and shrubs. Of particular interest is the area surrounding the Church of Santa Maria, which was intended to beautify one of the most panoramic, natural terraces of the entire Apennine mountains. The Committee transformed the area into a vast “English garden”, with creative flourishes reminiscent of modern “land art”. Over time the ornamental plants have vanished, and only a barren field remains of the grassy area. The Church of Santa Maria has undergone a questionable restoration that has now rendered it unrecognizable. Fortunately the stunning mountain range remains.The Pro Antino Committee carried on with its proposed activities while at the same time it undertook fund-raising efforts, a feat that tied these “pioneers” to the Sallustian motto, “with concord small things grow; with disagreement the grandest endeavors are destined to ruin”. This motto is expressly quoted in the association’s report.Romans of Civitan descent contributed favorably to the request for funds, “welcoming enthusiastically the spark of civil progress that came forth from their native town”, whereas the response from the “American colonies” and “peasant class” was less passionate. Perhaps little could have been expected from these groups, given the austere economic conditions in which both emigrants and peasants lived.With regard to the financial backing of the “mission”, the report underscores the “praiseworthy generosity” of the Danish painter, Kristian Zahrtmann, who contributed the considerable sum of 600 lire. Zahrtmann was also nominated honorary president of Pro Antino. To be sure, this title was particularly appreciated by “Cristiano”, whose fondness for the town was such that he named his studio in Copenhagen “Casa Antino”. We can imagine him engaged in lively conversation with the refined and influential Don Ferrante, at the time the mayor of Civita and executive president of Pro Antino, with the Cerroni family, and with the small circle of enlightened notables. The report, as a document of extraordinary importance, will soon be available through www.civitadantino.com, which is conceived to become a virtual museum of Civita’s Golden Age.The Danish presidency of Pro Antino constituted another significant indication of broad-mindedness of the local bourgeoisie and the ability to work for the common benefit of the town in a clearly European perspective, which is a significant consideration given that the development of the Abruzzo region—to this day—often remains stifled by backward and counterproductive internal struggles. Given that in several countries there are foreign artists who have ties to Abruzzo, it is hoped that other local tourist organizations will follow the example set forth by Pro Antino a century ago.Civita d’Antino was not spared by the dramatic earthquake of 1915 that struck the Marsica region of Abruzzo. Several inhabitants lost their lives, including Don Filippo Ferrante. Many people left the town for the valley, and others emigrated. With the death of Zahrtmann in 1917, the tradition of the Scandinavian artists virtually came to an abrupt halt; only a few continued to frequent the town.After the Second World War the Association resumed its activities once again, at the behest of MP Fabriani, as it assumed the conventional title of “Pro-Loco” that was imposed by national legislation. The organization rapidly distinguished itself, before the town fell into further decline, for a few noteworthy cultural activities, among which S. Maciocia’s historical essay, “Civita d’Antino” (Palombi ed., Rome, 1956), and the printing of six postcards depicting a series of nostalgic sketches of the town, by Pino Mattei (1965), precisely 50 years after the earthquake.One hundred years after the formation of Pro Antino, Civita d’Antino needs a new impulse. Pro-Loco associations, which now exceed 300 in Abruzzo, are concerned primarily with organizing events and activities within their territory, thanks to the generosity and commitment of many people. Even in light of such widespread associationist phenomena, the legacy of Pro Antino holds important lessons: that alongside cultural events and activities, more attention be devoted to the land, to maintaining the integrity of historic centers, and to preserving local traditions—all of which are foundational factors for the identity of places and the people who inhabit them.How can we disagree with Vittorio Sgarbi’s comment, “the most precious resource for a place is its integrity, its being what it once was”?

DOWNLOAD Pro-Antino1910 Antonio Bini * Originally published in Italian in D’Abruzzo (Edizioni Menabò, Vol. XXIII, No. 89, Spring 2010, pp. 44-47) Translation: James R. Schwarten  (Copyright Archivio Ferrante – All Rights Reserved)

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