Gabriele D’Annunzio scoprì la “Scuola di Zahrtmann” a Venezia nel 1895

(Italian-English) D’ANNUNZIO DISCOVERED “THE ZAHRTMANN’S SCHOOL IN VENICE” (1895) Il terremoto del 1915 – che investì drammaticamente l’Abruzzo (e la Marsica in particolare) – determinò la fine della stagione d’oro dei pittori scandinavi a Civita d’Antino. A quasi cento anni di distanza e dopo un altro drammatico terremoto che ha colpito la regione, riemerge la straordinaria vicenda umana e artistica della colonia dei pittori guidati dal maestro danese Kristian Zahrtmann, nel suo lungo viaggio dal nord d’Europa.

Zahrtmann ha vissuto e frequentato il paese abruzzese con grande continuità, per un periodo durato oltre trent’anni, creando a Civita una “scuola”, ogni anno con un numero crescente di allievi, ma anche di amici e colleghi affermati, come P.S. Krøyer. Il paesino abruzzese era diventato per Zahrtmann la materializzazione del sogno italiano, il luogo in cui si sentiva a casa (gli fu anche conferita la cittadinanza onoraria nel 1902). Era sempre vestito di bianco ed aveva un rapporto sempre cordiale con tutta la popolazione, ricorda una testimonianza di allora. Una storia scivolata lentamente nell’oblio, almeno in Italia, mentre il piccolo paese montano conosce da tempo un inesorabile declino, tanto che oggi molti non lo conoscono nemmeno in Abruzzo. Eppure Civita, tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, era assai nota in Danimarca. Nel 1908 a Copenhagen presso il Kunstforeningen fu addirittura allestita la mostra “Civita d’Antino dei pittori danesi” che raccoglieva quadri di Zahrtmann e dei suoi allievi, dopo 25 anni di frequentazione dell’Abruzzo. E tanti quadri spesso etichettati come “paesaggi italiani” ed esposti in vari musei scandinavi sono riconducilibi a Civita e, in misura minore, anche ad altre località abruzzesi. Mi sono molto impegnato in questi ultimi cinque anni per studiare e recuperare questa storia ricostruendo il rapporto tra la comunità locale e gli artisti venuti dalla Scandinavia (1). Gli scorci della vita di paese, i paesaggi montani e l’umanità del mondo contadino hanno un valore artistico, ma anche documentale e nello stesso tempo simbolico di un mondo perduto ma aperto sin da allora alla cultura europea.

Nel presente catalogo mi sembra interessante sottolineare come un lontano evento – la prima Biennale di Venezia del 1895 (allora denominata “Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia”) – vide realizzarsi una singolare coincidenza: la contemporanea presenza della “Figlia di Iorio” di Francesco Paolo Michetti (1851-1929) e la “Processione di San Lidano” (nativo di Civita d’Antino) di Kristian Zahrtmann, due opere caratterizzate da temi fortemente abruzzesi. Gabriele D’Annunzio si recò appositamente a Venezia il 23 settembre 1895 per visitare la mostra e in una breve lettera diretta a F.P. Michetti espresse il suo giudizio pesantemente negativo sulla qualità delle opere esposte, ad eccezione – ovviamente – della Figlia di Iorio e “di certi scandinavi e di certi danesi..” (2). Alla mostra erano presenti opere di circa trecento artisti, tra cui Zahrtmann, Kroyer e Viggo Pedersen. D’Annunzio fu evidentemente colpito dalla processione abruzzese di Zahrtmann, anche se nell’occasione la sua attenzione era prevalentemente concentrata all’opera dell’amico fraterno e poi .. quelli erano – purtroppo – gli anni in cui la vita e gli interessi del grande poeta pescarese erano sempre più lontani dalla sua regione.

Resta comunque un periodo ancora molto da studiare. La mostra, che pure apre uno spiraglio su quella lontana stagione, è attenta nel guardare avanti, intercettando altri artisti scandinavi che hanno trovato nell’Abruzzo, oggi come allora, un luogo di ispirazione e creatività. Nell’Abruzzo post-trerremoto di oggi la mostra di Pescara va annoverata tra i segnali di vitalità e di ripresa di una regione ferita ma pronta a ripartire recuperando, anche attraverso il ricordo della straordinaria figura umana e artistica di Kristian Zahrtmann, quei collegamenti con la cultura europea che attenderebbero solo di essere ripristinati, dopo essere stati per tanto tempo dimenticati.

Questo il testo della breve lettera diretta al Michetti su carta intestata dell’Hotel Danieli, dove il poeta soggiornò nel suo soggiorno veneziano: “Mio caro Ciccillo, sono stato stamani all’esposizione. Ohimé quale disgusto ! Veramente, il tuo quadro è il solo degno della città dove dipinse il puro Carpaccio. Rispettata la sincerità di certi scandinavi e di certi danesi, tutto il resto è basso, nel senso disonesto della parola… Ti abbraccio, il tuo Gabriele”. La lettera è stata pubblicata sul saggio di Franco Di Tizio, “D’Annunzio e Michetti: la verità sui loro rapporti”, ed. Ianieri, Chieti, 2002, p. 262.

D’ANNUNZIO DISCOVERED “THE ZAHRTMANN’S SCHOOL IN VENICE” (1895)

The exhibition breaks a secular silence. The earthquake of 1915 – which involved the Abruzzo dramatically (and in particular the Marsica area) – determined the end of the golden season of Scandinavian painters in Civita d’Antino. Nearly one hundred years later and after another tragic earthquake that struck the region, the extraordinary human and artistic story of the colony of painters led by the Danish master Kristian Zahrtmann is re-emerging. Zahrtmann lived and attended the Abruzzo country with great continuity, during a period that lasted more than three decades, creating a school in Civita, every year with increasing numbers of students but also friends and colleagues as P.S. Krøyer. The small village had become for Zahrtmann the materialization of the Italian dream, the place where he felt at home and where he was then conferred honorary citizenship in 1902. He was always dressed in white and had a cordial relationship with all people, remembered an old witness. A story slowly slipped into oblivion, at least in Italy, and the small mountain village slipped into an inexorable decline, today many people do not even know that the village is in Abruzzo. Yet Civita, between the end of the’800 and early’900, was very known in Denmark. In 1908 in Copenhagen at the Kunstforeningen the exhibition “Civita d’Antino of Danish painters” was held, the exposition gathered Zahrtmann and its pupils artworks after 25 years of Abruzzo attendance. And many paintings are often titled “Italian landscape” and exhibited in various Scandinavian museum have Civita d’Antino and Abruzzo as subject. In the last five years I spent part of my time to investigate and recover this history, reconstructing the relationship between the local community and the Scandinavian artists. The glimpses of the country life, the mountain landscapes and the humanity of the peasant world have an artistic value, but also documentary and, at the same time, symbolic of a lost world but open since then to European culture. In this catalog I think it is interesting to notice that a distant event – the first Venice Biennale of 1895 (then known as the “International Art Exhibition of Venice”) – saw a remarkable coincidence: the simultaneous presence of Francesco Paolo Michetti, “The daughter of Jorio” and “The Procession of San Lidano (born in Civita d’Antino) by Kristian Zahrtmann, two works with strong themes of Abruzzo. Gabriele D’Annunzio went to Venice on 23 September 1895 to visit the exhibition and, in a short letter to FP Michetti, he expressed his negative opinion about the quality of works exhibited, except – of course – “The Daughter of Iorio” and some Scandinavian and Danish …”(2). The exhibition was attended by some three hundred works by artists including Zahrtmann, Kroyer and Viggo Pedersen. D’Annunzio was obviously impressed by the procession of Abruzzo by Zahrtmann, although his attention was mainly focused at the work of his brotherly friend .. and then – unfortunately – during those years the life and the interests of the great poet from Pescara were distant from his region. Still there is a lot to be studied. The exhibition, which opens a window on that distant season, looks forward intercepting other Scandinavian artists who found in Abruzzo, now like then, a place of inspiration and creativity. In the post-earthquake Abruzzo of today this exhibition in Pescara represents one of the signs of vitality and recovery of an injured but ready to recovering region, through the memory of the extraordinary human and artistic figure of Kristian Zahrtmann, those links with European culture that waiting to be reinstated after having been forgotten for so long. (1)Antonio Bini took care of the Italian edition of Johannes Jørgensen “Civita d’Antino”, ed. Menabò, 2005 and “The Italian dream of Kristian Zahrtmann” ed. Menabò, 2009, published the articles “Civita d’Antino” in D’Abruzzo, No 74 summer 2006 and “The return of Danish painters” in D’Abruzzo, n.78, Summer 2007.

This is the text of the brief letter addressed to Michetti on the the letterhead of Hotel Danieli, where the poet lived during his permanence in Venice: “My dear Ciccillo, this morning I have been to the exposition. Oh! which disgust! Truly, your painting is the only one worthy in the city where the pure Carpaccio painted. Respected is the sincerity of some Scandinavian and Danish, everything else is low level, dishonest in the sense of the word … I embrace you, your Gabriele. “ The letter was published on the essay by Franco Di Tizio, “D’Annunzio and Michetti: the truth about their friendship”, ed. Ianieri, Chieti, 2002, p. 262.

Scritto di Antonio Bini tratto dal catalogo della Mostra “Il lungo viaggio dal nord”(1877- 1915) L’Abruzzo nei dipinti degli artisti scandinavi – Civita d’Antino e la Scuola di Zahrtmann – (Fondazione Pescarabruzzo /Associazione culturale Culture Tracks) Traduzione – Katia De Simone1. (*Antonio Bini ha curato l’edizione italiana del racconto di Johannes Jørgensen “Civita d’Antino”, ed. Menabò, 2005 e “L’Italian dream di Kristian Zahrtmann” ed. Menabò, 2009; ha pubblicato gli articoli “Civita d’Antino” in D’Abruzzo, n. 74 estate 2006 e “Il ritorno dei pittori danesi” in D’Abruzzo, n.78, estate 2007)

I commenti sono chiusi.