Svezia chiama Abruzzo, due secoli di legami. Nel libro ‘Allodole a L’Aquila’ il viaggio di Johan Werkmäster

Svezia chiama Abruzzo, due secoli di legami. Nel libro 'Allodole a L'Aquila' il viaggio di Johan Werkmäster

La storia di incontri con le persone, le tradizioni, la religione, il cibo e il vino d’Abruzzo, attraversando i paesi della montagna ormai spopolata tra quel che resta del mondo pastorale: è quasi un romanzo quello dello scrittore svedese Johan Werkmäster, pubblicato di recente dall’editore Carlsson di Stoccolma e nato dopo un primo viaggio in Italia, nel 2003, sulle tracce del pittore svedese Anders Trulson, scomparso nel 1911 e sepolto nel cimitero napoleonico di Civita d’Antino (L’Aquila). Per il titolo, “Allodole a L’Aquila”, Werkmäster ha tratto ispirazione dalla rivista in latino “Alaudae” fondata da Karl Heinrich Ulrichs, giurista tedesco che scelse di vivere all’Aquila dal 1890. Un racconto che si sviluppa poi dagli spunti offerti dalla letteratura in inglese sull’Abruzzo.

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Spirale della Memoria: la salita con le ciaspole ai piedi e la cottora con i “frascaregli”

Spirale della Memoria: la salita con le ciaspole ai piedi e la cottora con i “frascaregli”

Articolo di Luca Gianotti (Quotidiano Il Centro del 6 gennaio 2015). Quarto giorno. La serata a Civita d’Antino dedicata alla memoria ha visto la partecipazione di molte persone, di tutte le età, ed è stata occasione per riflettere su come certe scelte si ripercuotano sulla comunità locale. Il confronto tra Canistro, dove si decise già nel 1915 di spostare il paese a valle, e Civita, dove si decise di ricostruire il paese proprio là dov’era. Queste scelte cambiano la vita delle persone. La serata si è conclusa con l’ottima cena cucinata da Stefania e Roberto dell’Antica Osteria Zahrtmann: formaggi affinati, carpaccio di baccalà, pasta alla chitarra, questa osteria è un piccolo vanto del paese, come mi conferma l’ex sindaco Paolo Fantauzzi.

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Dove deve risorgere Civita d’ Antino | 22 Marzo 1915

Dove deve risorgere Civita d' Antino | 22 Marzo 1915

Grazie alla cortese disponibilità dell ‘Archivio Ferrante pubblichiamo un ormai introvabile opuscolo dal titolo “Dove deve risorgere Civita d’ Antino” redatto in data 22 Marzo 1915, da A. Romeo Di Rocco, all’epoca componente del consiglio comunale di Civita d’Antino. A pochi giorni dal terribile sisma del 13 gennaio 1915, il documento è al contempo; accorato appello ai cittadini ed alle Autorità competenti sulla fondamentale importanza di una pronta e attenta ricostruzione; testimonianza su temi “moderni” legati alla sostenibilità, al paesaggio e al territorio, all’ identità culturale ed al senso di appartenenza.

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Foto inedite di Civita D’Antino prima e dopo il terremoto nella Marsica del 1915

Foto inedite di Civita D’Antino prima e dopo il terremoto nella Marsica del 1915

Per gentile concessione dell’Archivio Ferrante, si rendono pubbliche alcune suggestive foto e cartoline riguardanti Civita D’Antino. Queste immagini costituiscono un importantissimo documento culturale capace di far comprendere e valorizzare la storia del paese. Alcune di esse ritraggono il paese prima del terremoto, dopo un’abbondante nevicata, e con scorci chiaramente ancora riconoscibili (cfr. Piazza del Banco); mentre altre immagini raffigurano i momenti faticosi e strazianti dello sgombero delle macerie e del recupero delle vittime. Le immagini evidenziano alcuni particolari, quali l’altezza della torre medioevale prima del terremoto e la parziale distruzione della chiesa. 

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Civita d’Antino e gli Impressionisti Danesi in Abruzzo sui canali RAI

Civita d'Antino e gli Impressionisti Danesi in Abruzzo sui canali RAI

Capeggiati da Kristian Zahrtmann, che dal 1883 trovò a Civita D’Antino (Aq) la sua Arcadia, proprio in Abruzzo centinaia di pittori nordici, attratti dalla bellezza del paesaggio, decisero di infrangere le convenzioni della pittura accademica sperimentando in libertà la pittura di “impressione”Alla Prima Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia del 1895 il padiglione danese, che includeva oltre a Zahrtmann altri artisti segnati dall’esperienza italiana, fu apprezzato da Gabriele d’Annunzio per la “sincerità della pittura”. Il flusso di pittori nordici in quell’Arcadia di Val Roveto continuò ininterrotto dal 1883 (arrivo del caposcuola Zahrtmann) fino al 1915 (anno del terremoto della Marsica), che ne segnò l’inizio della fine.

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