“A Danish dream in Abruzzo” di Margaret Stenhouse (articolo pubblicato sul prestigioso settimanale in lingua inglese Wanted in Rome)

(Italian-English) UN SOGNO DANESE IN ABRUZZO di Margaret Stenhouse (articolo pubblicato sul prestigioso settimanale in lingua inglese Wanted in Rome, 9 giugno 2010) Il paese montano di Civita d’Antino è stato una volta sede di una colonia di artisti scandinavi. La mattina presto del 15 gennaio 1915 la regione Abruzzo è stata colpita da un terremoto ancora più terribile di quello del 6 aprile 2009. Il terremoto della Marsica (come è noto) ha contato più di 30.000 vittime e ha ridotto la città di Avezzano e molti dei villaggi circostanti in macerie.

Ha anche infranto il sogno lungo 30 anni di un gruppo di scandinavi che aveva fondato una idilliaca colonia di artisti nel villaggio di montagna di Civita d’Antino. Civita d’Antino, un’antica fortificazione alta 904 m, appollaiata su una roccia che domina la bella e selvaggia valle Roveto, è stata “scoperta” nel 1883 dall’artista danese Kristian Zahrtmann che fu catturato dal magnifico paesaggio, la qualità della luce e la calda ospitalità che ricevette dagli abitanti del villaggio. Stabilì la sua residenza nella locanda Casa Cerroni, appena dietro Porta Flora, l’ingresso della città, e vi rimase per gran parte della sua vita. Zahrtmann istituì un corso estivo per aspiranti artisti scandinavi e nel corso degli anni fu raggiunto da circa 80 pittori, molti dei quali sarebbero diventati famosi. Gli artisti tutti alloggiavano presso la locanda Cerroni ed ebbero un periodo molto felice lì, secondo le lettere che molti di loro scrissero a casa, lodando il cibo, i contadini che cantano nei campi, l’abbondanza di modelli disponibili, il vino e la cordialità della popolazione locale. L’età d’oro di questi artisti nordici venne a una brusca fine con il disastro del 1915, che quasi distrusse il villaggio. Quando arrivò il terremoto, solo un artista danese era effettivamente a Civita d’Antino. Il venticinquenne David Hvidt fuggì a Roma cogli abiti che aveva addosso per cercare di ottenere aiuto per la comunità colpita. Egli incontrò il compagno Danese, lo scrittore Johannes Jorgensen, che si era precipitato da Siena non appena la notizia della catastrofe e partirono insieme per un viaggio pericoloso in auto verso la zona del terremoto.Jorgensen ha pubblicato un resoconto della loro avventura, descrivendo il loro viaggio avventuroso da far rizzare i capelli e le scene tragiche di cui furono testimoni lungo il percorso. Tradotto in italiano e ristampato nel 2005, grazie agli sforzi di Antonio Bini, docente di sociologia del turismo presso l’Università di Teramo.

La lettura è affascinante. Zahrtmann morì nel 1917 e la sua scuola non è mai stata riaperta, sebbene alcuni degli artisti hanno continuato a venire negli anni dopo il terremoto. Civita d’Antino è stata restaurata e ricostruita, ma, come tante altre comunità italiane remote, la sua popolazione si ridusse poiché le famiglie emigrarono verso il nord industrializzato in cerca di lavoro. La sua storia è stata ampiamente dimenticata finché a Bini capitò di imbattersi nel catalogo di una mostra tenutasi a Copenaghen nel 1908, con le opere di 24 artisti danesi a Civita d’Antino. Incuriosito, ha cominciato a indagare. Il risultato è stato un libro sul tema, intitolato “Il sogno italiano di Kristian Zahrtmann. La Scuola dei Pittori scandinavi a Civita d’Antino.” Bini è pronto a far conoscere a tutti il villaggio sperduto ed ha organizzato diversi eventi promozionali con l’Accademia danese a Roma. Anche se il villaggio è stato gravemente danneggiato, molti degli edifici e scene immortalate dalla scuola di Zahrtmann sono ancora riconoscibili. La massiccia antica Porta Flora, in cima a un’agile scalinata in pietra, c’è ancora oggi, proprio come quando Knud Sinding dipinse le donne locali nei loro costumi colorati mentre attingono l’acqua dalla fontana adiacente. La locanda Casa Cerroni è ancora lì. Purtroppo, però, ora è vuota e chiusa. Non siamo riusciti a vedere la stanza da pranzo, dove è stata immortalata la compagnia di artisti da Peder Severin Kroyer nel 1890 e dove si divertivano a decorare le pareti con stemmi inventati. La casa padronale locale, Palazzo Ferrante, è anche abbandonata. Ha perso il suo piano superiore, così come la maggior parte del suo vasto e magnifico parco, dove sono state costruite case popolari per ospitare i senzatetto.

Un sentiero selvaggio attraverso campi incolti ci porta al cimitero vecchio, che era in uso fino al 1977. Questo non è un cimitero come siamo soliti pensare, ma un corridoio in pietra coperto con scritte sui muri per commemorare i morti, che sono sepolti sotto il pavimento. Adiacente l’edificio e a cielo scoperto è la stretta striscia di terreno erboso sconsacrato dove sono sepolti i non cattolici-romani. Tra questi alcuni degli artisti scandinavi che morirono lì. Siamo in grado di leggere la targa commemorativa dedicata ad Anders Trulson, un giovane svedese che morì di tubercolosi nel mese di agosto 1911, a sole dieci settimane dopo il suo arrivo. Un’altra tomba è contrassegnata solo con le iniziali dell’artista e la data della sua morte – 13 agosto 1893 e la scritta: “Ero forestiero e mi avete accolto.” Sua moglie – segnata anche lei solo da iniziali – si unì a lui otto anni dopo. A Civita d’Antino, Zahrtmann e la sua colonia di artisti sono ricordati nei nomi dei luoghi e delle strade. Zahrtmann fu nominato cittadino onorario nel corso della sua vita e la scritta in pietra alla Flora Porta commemora il suo lungo soggiorno “nei mesi di sole e di luce”. “Anche se Zahrtmann ha influenzato un’intera generazione di artisti scandinavi e la sua scuola è molto nota in Danimarca, ma nessuno la collega con l’Abruzzo in Italia”, dice l’artista danese Kirsten Murhart, che, con suo marito, ha recentemente acquistato una casa nel vicino paese di Gagliano Aterno, dove ha aperto una galleria d’arte. Murhart spera di seguire le orme di Zahrtmann avviando una scuola estiva in Abruzzo.(Si ringrazia per la traduzione Laura Borgione)

Come arrivare a Civita d’Antino: prendere l’autostrada A24 Roma-Pescara, uscita Avezzano, poi prendere la superstrada per Sora, uscita Civita d’Antino.

Dove mangiare: Ristorante Enoteca Antica Osteria Zahrtmann . Cucina di territorio e calda ospitalità (www.osteriazahrtmann.it)

CULTURE. A Danish dream in Abruzzo (MARGARET STENHOUSE – Wanted in Rome, june 2010The mountain village of Civita d’Antino was once home to a colony of Scandinavian artists. Early in the morning of 15 January 1915 the Abruzzo region was hit by an even more terrible earthquake than the one of 6 April 2009. The Marsica earthquake (as it is known) claimed over 30,000 victims and reduced the town of Avezzano and many of the surrounding villages to rubble. It also shattered the 30-year-long dream of a group of Scandinavians who had founded an idyllic artists’ colony in the mountain village of Civita d’Antino. Civita d’Antino, an ancient walled stronghold perched 904 m on a rock overlooking the wild and beautiful Roveto valley, was “discovered” in 1883 by the Danish artist Kristian Zahrtmann who was captivated by the magnificent scenery, the quality of the light and the warm hospitality he received from the village inhabitants. He set up residence in the Casa Cerroni family inn just inside the Porta Flora gate leading into the town and stayed there for much of his life.

Zahrtmann established a summer school for aspiring Scandinavian artists and over the years he was joined by some 80 painters, many of whom were to become famous. The artists all lodged at the Cerroni inn and had a very jolly time of it, according to the letters many of them wrote home, praising the food, the peasants singing in the fields, the abundance of willing models, the wine and the friendliness of the local people. The Golden Age of this Nordic artists’ haven came to an abrupt end with the disaster of 1915, which virtually destroyed the village. When the earthquake struck, only one Danish artist was actually in Civita d’Antino. 25-year-old David Hvidt fled to Rome in the clothes he stood up in to try to get help for the stricken community. He met fellow Dane, the writer Johannes Jorgensen, who had rushed from Siena as soon as the news of the catastrophe had reached him, and they set off together on a perilous car journey to the earthquake zone. Jorgensen published an account of their adventure, describing their hair-raising drive and the tragic scenes they witnessed along the way. Translated into Italian and reprinted in 2005, thanks to the efforts of Antonio Bini, a professor of tourism sociology at the University of Teramo, it makes fascinating reading.

Zahrtmann died in 1917 and his school was never revived, although a few of the artists continued to visit in the years after the earthquake. Civita d’Antino was patched up and rebuilt but, like so many other remote Italian communities, its population shrank as families emigrated to the industrialised north in search of work. Its story was largely forgotten until Bini happened to come across the catalogue of an exhibition held in Copenhagen in 1908 featuring the works of 24 Danish artists in Civita d’Antino. Intrigued, he began to investigate. The result was a book on the subject entitled L’ Italian Dream di Kristian Zahrtmann. La Scuola dei Pittori Scandinavi a Civita d’Antino. Bini is keen to put the forgotten village back on the map and has organised several promotional events with the Danish Academy in Rome. Although the village was badly damaged, many of the buildings and scenes immortalised by Zahrtmann’s school are still recognisable. The massive old Porta Flora, at the head of a sweeping flight of stone stairs, still stands today, just as when Knud Sinding painted the local women in their colourful costumes drawing water from the adjacent fountain. The Casa Cerroni inn is still there. Unfortunately, however, it now lies empty and shut. We were unable to see the dining room where the company of artists was immortalised by Peder Severin Kroyer in 1890 and where they amused themselves decorating the walls with invented coats of arms. The local mansion house, Palazzo Ferrante, is also abandoned. It lost its top storey, as well as most of its vast and magnificent park, where long, low tenements were built to house the homeless.

A rough footpath through uncultivated fields takes us to the old cemetery, which was in use until 1977. This is not a burial ground as we usually think of it, but a stone-built roofed corridor with inscriptions on the walls commemorating the dead, who were interred under the floor. Adjoining the building and open to the sky is the narrow grassed strip of deconsecrated ground where non-Roman Catholics were buried. These included a few of the Scandinavian artists who died there. We can read the memorial plaque dedicated to Anders Trulson, a young Swede who succumbed to tuberculosis in August 1911, just ten weeks after he had arrived. Another tomb is marked only with the artist’s initials and the date of his death – 13 August 1893 – and the inscription: “I was a stranger and you welcomed me.” His wife – also marked by her initials – joined him eight years later. In Civita d’Antino, Zahrtmann and his artists’ colony are fondly remembered in street and place names. Zahrtmann was made an honorary citizen in his lifetime and a stone inscription at the Porta Flora commemorates his long sojourn in “the months of sun and light.” “Although Zahrtmann influenced a whole generation of Scandinavian artists and his school is well known in Denmark, nobody connects it with Abruzzo in Italy,” says Danish artist Kirsten Murhart, who, with her husband, recently bought a house in the nearby village of Gagliano Aterno, where they have opened an art gallery. Murhart hopes to follow Zahrtmann’s footsteps by starting a summer school in Abruzzo.

How to reach Civita d’Antino: take the A24 Rome-Pescara motorway and exit at Avezzano, then take the superstrada for Sora, exit Civita d’Antino.

Where to eat: Restaurant Winery Antica Osteria Zahrtmann Regional home cooking and warm hospitality (www.osteriazahrtmann.it)


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