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	<title>Welcome in civitadantino.com - Home</title>
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		<title>Il raro film muto di K. Zahrtmann a Casa d&#8217;Antino, Copenhagen 1913</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Feb 2013 10:20:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft  wp-image-1759" title="casa antino" src="http://www.civitadantino.com/wp-content/uploads/2013/02/casa-antino-300x222.jpg" alt="" width="252" height="186" />Grazie alla cortesia del sig. Stig Holsting, presidente dell’Associazione Cultrurale Johannes Jørgensen di Copenhagen (Johannes Jørgensen Selskabet &#8211; København) è stato possibile recuperare e disporre di una copia del film-documentario “Civita d’Antino: danske kumstnere i Italien” (Civita d’Antino: artisti danesi in Italia), realizzato all’inizio degli anni settanta dalla televisione danese DR. All’interno del film-documentario sono comprese alcune sequenze di un breve video di inizio novecento che ritraggono Kristian Zahrtmann nella sua nuova casa-atelier di Copenhagen che volle chiamare “Casa d’Antino”, per ricordare sempre quell’angolo felice d’Italia cui aveva legato la sua intensa stagione artistica e quella della sua scuola. <span id="more-1758"></span></p>
<p>Nel filmato è possibile vedere il Maestro intento a dipingere, tra sculture e quadri tra i quali gli abitanti della Valle Roveto potranno facilmente riconoscere quello della Madonna della Ritornata. Nelle immagini esterne, Zahrtmann discute con un vicino di casa, si tratta forse del pittore Harald Viggo Moltke, al quale regala un arancio. Secondo l’artista danese Kirsten Murhart, era abitudine di Zahrtmann regalare sempre qualcosa nel congedarsi da chi andava a trovarlo. Anche soltanto un arancio. La “Casa d’Antino” è ubicata nella piazza dedicata al pittore Kristian Zahrtmann.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/bZlEmy7C37g?feature=player_detailpage" frameborder="0" width="590" height="360"></iframe></p>
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		<title>Presentazione del libro &#8220;Anders Trulson è qui&#8221; presso la Società Geografica Italiana</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Feb 2013 07:31:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Presso la prestigiosa sede romana della Società Geografica Italiana sarà presentato martedì 19 febbraio 2013, h. 17 il libro &#8220;Anders Trulson è qui: breve storia di un pittore svedese rimasto per sempre tra le montagne abruzzesi&#8221;, edito da D&#8217;Abruzzo-Menabò. Gli autori &#8211; Antonio Bini e Sergio Bini &#8211; hanno ricostruito le vicende umane ed artiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1444" title="400" src="http://www.civitadantino.com/wp-content/uploads/2011/09/400-215x300.jpg" alt="" width="215" height="300" />Presso la prestigiosa sede romana della Società Geografica Italiana sarà presentato martedì 19 febbraio 2013, h. 17 il libro &#8220;Anders Trulson è qui: breve storia di un pittore svedese rimasto per sempre tra le montagne abruzzesi&#8221;, edito da D&#8217;Abruzzo-Menabò. Gli autori &#8211; Antonio Bini e Sergio Bini &#8211; hanno ricostruito le vicende umane ed artiche del giovane pittore svedese, già allievo del maestro danese Kristian Zahrtmann, che aveva creato in un piccolo paese abruzzese, Civita d&#8217;Antino, a partire dal 1883, una sua scuola aperta a giovani pittori provenienti dalla scandinavia. Trulson era tornato in Italia per la seconda volta nell&#8217;estate del 1911 e precedentemente era stato in Belgio e in Francia, dove aveva frequentato Henri Matisse.<span id="more-1764"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Era malato di tubercolosi e pensava che il clima italiano potesse aiutarlo. Nonostante l&#8217;incalzare del male, il giovane Trulson non smise di disegnare fino alla morte, sopraggiunta a 37 anni, il 24 agosto 1911. La morte dell&#8217;artista colpì Zahrtmann e gli altri artisti al seguito, ma anche la stessa comunità di Civita. Le ricerche sul pittore hanno portato a scoprire l&#8217;antico cimitero napoleonico, in cui fu sepolto. Un piccolo e singolare monumento situato sul ciglio di una rupe, nelle vicinanze di un antichissimo sentiero. Grazie al libro, Italia Nostra Abruzzo ha avanzato una documentata richiesta di vincolo al Ministero dei Beni Culturali. Il procedimento è stato avviato, essendo stato riconosciuto dalla competente Soprintendenza il valore per la storia nazionale di questo bene culturale abbandonato da oltre settant&#8217;anni e finora del tutto dimenticato. La presentazione del libro sarà introdotta dal presidente della Società Geografica, prof. Franco Salvatori e vedrà la partecipazione, oltre agli autori, di Rossana Buono e Luisa Spagnoli, rispettivamente, docenti di storia dell&#8217;arte e geografia del paesaggio presso l&#8217;Università di Roma 2 Tor Vergata e della giornalista inglese Margaret Stenhouse.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso dell&#8217;incontro saranno proiettate per la prima volta in Italia alcune sequenze del film documentario di Kent Hansen della televisione danese &#8220;Civita d&#8217;Antino: kunstnere i Italien&#8221; (Artisti danesi in Italia), girato alla fine degli anni sessanta. Il documentario è un viaggio nel passato del paese, tra paesaggi e opere d&#8217;arte della straordinaria stagione della scuola di Zahrtmann, di cui non rimangono molte tracce nell&#8217;ormai spopolato borgo della Valle Roveto. Il filmato comprende anche rarissime immagini di inizio novecento di Zahrtmann nella sua nuova casa-atelier a Copenhagen che volle denominare &#8220;Casa d&#8217;Antino&#8221;, per sottolineare il profondo legame affettivo e creativo con il paese abruzzese. Alcune parti del documentario sono visibili sul sito <a href="http://www.civitadantino.com/?p=1758">www.civitadantino.com</a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La Società Geografica Italiana ha sede in via della Navicella, 12 (Villa Celimontana), a non molta distanza dal Colosseo. Sito web <a href="http://www.societageografica.it/index.php?option=com_jcalpro&amp;extmode=view&amp;extid=196&amp;date=2013-02-19&amp;return_to=L2luZGV4LnBocD9vcHRpb249Y29tX2pjYWxwcm8mYW1wO2RhdGU9MjAxMy0wMi0xOQ==">www.societageografica.it</a></em></p>
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		<title>Il Ministero dei Beni Culturali accoglie la richiesta di Italia Nostra Abruzzo avviando il procedimento per la tutela del cimitero napoleonico di Civita d&#8217;Antino</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 10:31:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grazie ad alcuni studi recenti sulla presenza dei pittori della scuola italiana di Kristian Zahrtmann sta riemergendo l’interesse per Civita d’Antino, un paese dimenticato dopo quasi un secolo di oblio conseguente al terremoto che colpì la Marsica il 13 gennaio 1915. Un evento catastrofico che determinò il progressivo abbandono del piccolo centro della Valle Roveto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1675" style="margin: 3px;" title="cimitero napoleonico" src="http://www.civitadantino.com/wp-content/uploads/2012/05/italianostra1.jpg" alt="" width="300" height="190" />Grazie ad alcuni studi recenti sulla presenza dei pittori della scuola italiana di Kristian Zahrtmann sta riemergendo l’interesse per Civita d’Antino, un paese dimenticato dopo quasi un secolo di oblio conseguente al terremoto che colpì la Marsica il 13 gennaio 1915. Un evento catastrofico che determinò il progressivo abbandono del piccolo centro della Valle Roveto, condannandolo all’oblio. Molti abitanti emigrarono o si trasferirono a valle. Antico municipio romano, nella seconda metà dell’ottocento Civita divenne una località frequentata per oltre trent’anni da numerosi artisti scandinavi legati alla figura del maestro danese Kristian Zahrtmann, che aveva eletto il paese abruzzese come sua seconda patria. Sono innunemerevoli i paesaggi di Civita e della Valle Roveto esposti nei più importanti musei scandinavi, spesso con titoli genericamente allusivi a paesaggi italiani o del sud Italia.</p>
<p></br>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1674"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-1676 alignright" style="margin: 3px;" title="tomba di Anders Trulson" src="http://www.civitadantino.com/wp-content/uploads/2012/05/italianostra2.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p style="text-align: justify;">La ricostruizione della storia della singolare comunità artistica scandinava ha portato a scoprire come uno dei pittori – lo svedese Anders Trulson – fosse deceduto a Civita e quindi rimasto per sempre in Abruzzo. La ricerca della sua tomba ha permesso di conoscere il cimitero vecchio del paese, abbandonato oltre settanta anni fa per il nuovo, realizzato nella parte opposta di Civita. Il fascino di questo antico cimitero è legato anche alla sua raggiungibilità, permessa ancor oggi solo attraverso un secolare sentiero. Un libro pubblicato lo scorso anno (Antonio Bini e Sergio Bini, “Anders Trulson è qui: breve storia del pittore svedese rimasto per sempre tra le montagne abruzzesi”, ed. Menabò) nel ricostruire la vita del pittore e il suo rapporto con la scuola di Zahrtmann, approfondisce per la prima volta le caratteristiche di questo singolare monumento funerario, le tecniche costruttive, i simboli che esso racchiude e quidi l’«hortus conclusus»: il piccolo limbo per gli ospiti “non cattolici”, in sono sepolti Trulson e altri viaggiatori inglesi.</p>
<p></br>
<div class="mceTemp" style="text-align: center;">
<dl id="attachment_1677" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-1677 " style="margin: 3px;" title="italia_nostra" src="http://www.civitadantino.com/wp-content/uploads/2012/05/italia_nostra.jpg" alt="" width="300" height="191" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd"><em>A. Bini con la Presidente Nazionale di Italia Nostra Alessandra Mottola Molfino</em></dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">A Sergio Bini si deve lo studio della struttura e l’elaborazione di una scheda tecnica che la segreteria regionale di Italia Nostra ha allegato a documentazione della richiesta di vincolo inoltrata nello scorso dicembre alla Soprintendenza Regionale per i Beni Architettonici e Paesaggistici per l’Abruzzo, con la quale sono state evidenziate anche delle condizioni di progressivo degrado murario. La particolare posizione del cimitero, su un piccolo costone fuori dall’abitato, ha impedito che l’area venisse, nel tempo, interessata da fenomeni di inurbamento e di annessione al tessuto urbano del Paese come è avvenuto in gran parte dei cimiteri; tale circostanza ha fatto sì che il cimitero rimanesse integro come al tempo in cui fu progettato e realizzato. Questo “vecchio” cimitero, che si presenta come una sorta di urna collettiva, costituisce un’opera significativa nella storia dell’architettura cimiteriale e colpì in passato l’archeologo inglese Thomas ASHBY durante uno dei suoi viaggi esplorativi in Abruzzo. Il suo scatto riprese l’angolo del monumento che poggia sopra le antiche mura megalitiche. La Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per l’Abruzzo ha recentemente condiviso la sollecitazione di Italia Nostra Abruzzo, avviando le procedure per sottoporre a vincolo la struttura riconoscendo <strong>“il suo valore architettonico e soprattutto storico che va al di là di un interesse puramente locale perché traccia tangibile di un periodo significativo per la storia del nostra Paese.”</strong> Nell’esprimere soddisfazione per l’esito della segnalazione, si spera che il provvedimento garantisca al monumento la necessaria tutela.</p>
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		<title>www.valleroveto.eu, il Network Territoriale per scoprire l&#8217;incanto della Valle Roveto</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Feb 2012 23:36:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arte, Cultura e Turismo nella Valle Roveto. Il portale territoriale www.valleroveto.eu nasce dall’esigenza di valorizzare ed illustrare la vocazione naturale e culturale della Valle Roveto alla sostenibilità, raccontare un territorio ancora nascosto denso di suggestioni, preservandone paesaggio e identità, tradizioni e senso di appartenenza, valorizzandone le potenzialità endogene, la dimensione storica, naturalistica, sociale e produttiva. Sito Web [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft  wp-image-1644" style="border-style: initial; border-color: initial;" title="portalerovetovalley" src="http://www.civitadantino.com/wp-content/uploads/2012/03/portalerovetovalley.jpg" alt="" width="280" height="205" /></p>
<p style="text-align: justify;">Arte, Cultura e Turismo nella Valle Roveto. Il portale territoriale www.valleroveto.eu nasce dall’esigenza di valorizzare ed illustrare la vocazione naturale e culturale della Valle Roveto alla sostenibilità, raccontare un territorio ancora nascosto denso di suggestioni, preservandone paesaggio e identità, tradizioni e senso di appartenenza, valorizzandone le potenzialità endogene, la dimensione storica, naturalistica, sociale e produttiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sito Web <a href="http://www.valleroveto.eu/">www.valleroveto.eu</a> <strong>Arte, Cultura e Turismo nella Valle Roveto</strong></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Civita d&#8217;Antino vista dal Nord (La Domenica d&#8217;Abruzzo) I pittori scandinavi nella Valle Roveto</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 13:24:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indice tematico]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[(Articolo di Giorgio D’Orazio pubblicato sabato 19 novembre 2011 sull&#8217;autorevole settimanale La Domenica d&#8217;Abruzzo) &#160; Deve essere stata una stagione luminosa in un’isola felice, quella della Scuola di Zahrtmann a Civita d’Antino, fin troppo idilliaca per continuare a vivere e per poi sopravvivere nitida nella memoria collettiva. Dev’essere stato un cenacolo affiatato, intellettuale e romantico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1616" title="La Domenica d'Abruzzo - articolo originale" src="http://www.civitadantino.com/wp-content/uploads/2012/01/d_a.jpg" alt="" width="304" height="423" />(Articolo di <strong>Giorgio D’Orazio</strong> pubblicato sabato 19 novembre 2011 sull&#8217;autorevole settimanale<strong> <a href="http://www.quotidianodabruzzo.it/">La Domenica d&#8217;Abruzzo</a></strong>)</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Deve essere stata una stagione luminosa in un’isola felice, quella della Scuola di Zahrtmann a Civita d’Antino, fin troppo idilliaca per continuare a vivere e per poi sopravvivere nitida nella memoria collettiva. Dev’essere stato un cenacolo affiatato, intellettuale e romantico che ha lasciato un segno forte nei protagonisti e tracce indelebili, seppur nascoste, in un angolo ormai remoto della nostra regione. All’incirca nello stesso periodo, con la combriccola artistica ospitata da Michetti, l’Italia “corse il rischio di diventare abruzzese”, secondo il Dizionario dell’Omo Salvatico (1923), invece la lunga tappa del Grand Tour italiano di alcuni artisti danesi, svedesi e norvegesi, primo fra tutti Kristian Zahrtmann (1843-1917), nel borgo della Valle Roveto tra il 1883 e il 1915, fece correre il rischio di vedere monopolizzata la migliore pittura scandinava dell’epoca da paesaggi e soggetti abruzzesi (pensiamo alla mostra Civita d’Antino dei pittori danesi allestita nel 1908 presso il Kunstforeningen di Copenhagen). <span id="more-1615"></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">A riproporre l’argomento, poco conosciuto, sono due recentissime pubblicazioni. Da un lato il catalogo (Lettere da C. d’A.) voluto dall’Associazione Culture Tracks e dalla Fondazione Pescarabruzzo in cui si raccolgono le lettere scritte da Zahrtmann durante quei lunghi soggiorni – seguito a una mostra del 2009 presso la Maison des Artes di Pescara (Il lungo viaggio dal nord), che di fatto rispolverò la notizia, e seguito poi all’acquisizione da parte della Fondazione di una ventina di dipinti scandinavi sull’Abruzzo –; dall’altro lato un libriccino ben curato, edito da D’Abruzzo-Menabò a firma di Antonio e Sergio Bini, intitolato Anders Trulson è qui, nel quale s’indagano la figura e la vicenda del pittore svedese “rimasto per sempre fra le montagne abruzzesi”, morto di tubercolosi a Civita d’Antino nel 1911, dopo dieci settimane di permanenza, e là sepolto nell’antico e abbandonato cimitero napoleonico, immortalato tra l’altro nel 1914 da Thomas Ashby.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">La storia di Trulson si intreccia continuamente con quella di Zahrtman e di tutti gli altri pittori scandinavi che seguirono, da allievi e colleghi, il maestro danese a Civita d’Antino – Knud Sinding, Joakim Skovgaard, Poul Christiansen, Hjalmar Sørensen, Daniel Hvidt, Lars Jorde, Karl Isakson, Carl Butz-Møller, Gad Clement, Peter Hansen e molti altri – magari solo per una sosta prima di proseguire in altre località abruzzesi, come testimoniano gli stemmi dipinti in una stanza di Casa Cerroni, la pensione dove gli artisti soggiornavano. Un secolo prima di loro, però, si erano spinti in questa terra allora largamente intonsa altri pittori conterranei, come Jakob P. Hackert, Abraham L. R. Ducros e Hjalmar Mӧrner, fino a Peder S. Krøyer che, invece, soggiornò nella vicina Sora, da cui Zahrtmann si mise in cammino per scoprire l’incontaminata Civita d’Antino, suggerito a Roma da un suo giovane modello, Ambrogio, originario di quel paesino. I pittori scandinavi non erano del tutto nuovi al panorama artistico italiano: già nel 1895 Krøyer, Skovgaard, Zahrtmann e Trulson parteciparono alla prima Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, vinta da La figlia di Jorio di Michetti, e ripeterono la partecipazione nel 1911 all’Esposizione Internazionale di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Ma quella scuola di pittura “dal vero” che si formò attorno a Zahrtmann a Civita, resta un punto di riferimento se, come ricorda Antonio Bini, la storica dell’arte Hanne Honnens de Lichtenberg, la pittrice Kirsten Murhart e Nils Gӧsta Sandblad, studioso di Trulson, hanno ritenuto più volte che il borgo abruzzese, con il suo panorama, la sua luce, le sue tradizioni, ha avuto un ruolo fondamentale e una certa influenza nello sviluppo dell’arte danese. E tanto importante risultava quell’esperienza da richiamare successivamente in Abruzzo, ormai finito l’idillio della Scuola di Zahrtmann a causa del devastante terremoto del 1915 che colpì con conseguenze irreversibili la stessa Civita d’Antino, altri artisti, intellettuali e viaggiatori scandinavi, come Johannes Jørgensen, di cui si ricorda il racconto Civita d’Antino, e Amelie Posse, che ne parla nella sua raccolta di prose Further. Da ultimo, nel 2003, si è messo sulle tracce di Trulson e della Scuola – nonché su quelle dello scrittore conterraneo Pär Rådstrӧm che nel 1961 scrisse a Giulianova il suo fortunato romanzo Il Colonnello – il giornalista svedese Johan Werkmäster, amico di Antonio Bini. Oggi, se il giovane Trulson riposa, ormai ritrovato, nell’hortus conclusus dell’antico cimitero di Civita, la memoria di Zahrtmann, non solo per targhe e intitolazioni, resta nel cuore degli abitanti, perché questo celebrato artista si adoperò sempre, dal primo incontro, per il borgo che aveva dato ispirazione e corpo a molte sue opere. Assieme al noto architetto danese Martin Nyrop, si occupò di abbellire il paese – la cui unica nota di “colore” era l’antico palazzo gentilizio dei Ferrante – con interventi migliorativi dell’aspetto urbano, impegno che gli valse, dal 1902, il riconoscimento della cittadinanza onoraria e la presidenza onoraria di una delle prime proloco italiane, la Pro-Antino, fino a quando andò via, battezzando però il suo atelier-abitazione di Copenhagen “Casa d’Antino”.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche dopo la morte Kristian Zahrtmann, mediante testamento, continuò ad aiutare la popolazione disponendo che fosse istituito un fondo, con la donazione di 15000 Corone, i cui interessi dovevano essere distribuiti annualmente agli indigenti come sussidio invernale. L’ultimo bel gesto di quel “Signor Cristiano” venuto coi suoi seguaci, da così lontano, a far quadri che avrebbero salvato per sempre – dal terremoto, dalla decadenza e dall’oblio – le espressioni più significative di una porzione d’Abruzzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Giorgio D’Orazio </strong>( La Domenica d&#8217;Abruzzo / Tutti i diritti riservati)</em></p>
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		<title>A forgotten artists&#8217; paradise by Margaret Stenhouse (Italian Insider Newspaper)</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 11:17:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Italian-English version]]></category>
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		<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Civita d&#8217;Antino - Just over a century ago, a remote Abruzzo village became a flourishing art centre for Scandinavian artists, but the story of the colony was largely forgotten after the tragic Marsican earthquake in 1915. Could the experiment be repeated today? As part of the fiftieth anniversary celebrations of the Unification of Italy in 1911, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1590" title="civita pastorale" src="http://www.civitadantino.com/wp-content/uploads/2011/12/NCP200686009-300x234.jpg" alt="" width="300" height="234" />Civita d&#8217;Antino - Just over a century ago, a remote Abruzzo village became a flourishing art centre for Scandinavian artists, but the story of the colony was largely forgotten after the tragic Marsican earthquake in 1915. Could the experiment be repeated today?  As part of the fiftieth anniversary celebrations of the Unification of Italy in 1911, Rome put on an  “International Exposition of Art” in a specially constructed neo-classical building in Valle Giulia adjoining the Villa Borghese Park, which was subsequently to become the National Gallery of Modern Art that we know today. <span id="more-1575"></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">According to the catalogue, the show “represented all the civilized nations of the world.”  The long list of artists from the “civilized nations” taking part in the exhibition included a group of Scandinavians from the Kristian Zahrtmann school, which was based in a remote mountain village of Abruzzo called Civita d&#8217;Antino. Among them was a talented young Swedish painter called Anders Trulson, whom Zahrtmann himself had singled out as being “of great promise.”  Zahrtmann, one of Denmark&#8217;s leading artists of the period, had stumbled on the poor and picturesque Abruzzo village in the Roveto Valley in 1883 and fallen in love with it. The village was well off the beaten track and was only accessible by climbing a steep and winding mule trail. However, the Dane was captivated by the kindness and hospitality of the villagers, as well as the quality of the light and the availability of cheap and willing local models. He set up residence in the Casa Cerrone, the town&#8217;s only pensione  and invited his artist friends and pupils in chilly Copenhagen to come and join him, so that they could paint all summer long in the warm and welcoming Abruzzo clime -”a place as near to Paradise as you can imagine” he wrote.  Some eighty artists were to take advantage of the offer over the next twenty years.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Among them was Trulson, who came to join the artists&#8217; colony in June 1911. Unfortunately, his stay was to be short. A mere ten weeks later he was dead and buried in the Old Cemetery of Civita d&#8217;Antino, far from his native land.  His story would have been forgotten but for local researcher, Antonio Bini, a professor of tourism sociology at the University of Teramo with a passion for conservation, history and tradition. In his capacity as tourism advisor to the Abruzzo regional government, he was involved in promoting the culture and attractions of the lesser known areas of the region. In the course of his work Bini stumbled on the largely forgotten story of the Danish artists&#8217; colony in Civita d&#8217;Antino at the turn of last century and was so intrigued that he embarked on a lengthy research project that took him to Copenhagen to consult records and archives. Largely thanks to his efforts and publications on the subject, the little mountain village is slowly emerging from a century of oblivion and attracting new attention.  In 2003, Bini was contacted by Swedish writer and journalist Johan Werkmaster, who was interested in investigating Swedish artists who had been part of the Civita d&#8217;Antino school. Werkmaster knew about Trulson&#8217;s premature death and wanted to find his grave. After struggling through fields knee-high in undergrowth, the two men tracked down Trulson&#8217;s tomb in the abandoned “Napoleonic” or Old Cemetery situated on a rise outside the town.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">This turned out to be what Bini describes as a “tiny jewel of a monument” that bears no resemblance to a cemetery as we think of it today. Instead, it is a rare example of a 19thcentury communal mausoleum, constructed according to the canons of the French Edict of St. Cloud, which was introduced into Italy in 1805 while the Kingdom of Naples was governed by Napoleon&#8217;s brother Joseph. In accordance with the egalitarian principles sanctioned by the French Revolution, the Edict stipulated that all burial places had to be situated outside inhabited areas and all the tombs had to be identical.  The mausoleum is a rectangular stone building, divided into long corridors, with six windows looking onto the valley. Since so many foreigners passed their way, with more than one remaining forever, the little community of Civita d&#8217;Antino had provided for non-Catholic burials, which the Catholic church did not allow in consecrated ground. A walled-in grassy area adjoining the mausoleum and open to the sky was reserved for the “unbaptized just” like the Protestant Trulson, whose last resting place is marked by a bronze plaque inscribed by his friend and fellow artist, Louis Nillson.  Zahrtmann left a moving written account of his pupil&#8217;s last tormented days, saying that Anders Trulson was already ill when he arrived at Civita d&#8217;Antino. “He had lost weight and was somewhat sallow. He no longer had confident footing.”</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Zahrtmann suspected TB but Trulson insisted it was a trivial kidney complaint and refused to see a doctor. He insisted on curing himself with a diet that apparently consisted of  “eating almost only lemons” and taking long solitary treks into the mountains. Obviously, he only made his condition worse. He died on Aug. 24 after a violent haemorrhage, mourned by the entire village, as well as all his artist friends.  The Zahrtmann community itself met a dramatic end. In 1915, Civita d&#8217;Antino was virtually wiped out in the devastating Marsica earthquake that claimed over 30,000 victims in the Avezzano area. The Nordic artists&#8217; little “Paradise” was gone forever. Zahrtmann himself died soon afterwards in Copenhagen.  Bini&#8217;s dream is to revive the remarkable past of Civita d&#8217;Antino and draw more visitors. Like many  other mountain communities in Italy, it has seen its population steadily dwindle since World War II. He believes that “tourism would be the answer to revert the process of decline.”  Despite all the setbacks it has suffered, Civita d&#8217;Antino still has many attractions. Reconstructed after the earthquake, its main monuments are intact, including the monumental stairway leading to the Porta Flora – the main entrance to the town through the medieval walls and a favourite subject for the Zahrtmann school – and the old Casa Cerrone, where the artists stayed in convivial company, decorating the dining-room wall with their invented coats of arms. This is now a private house and not normally open to the public, though Bini is working on it.  He is not alone in his efforts to rekindle interest in places like Civita d&#8217;Antino.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Swedish-Italian entrepreneur Daniel Elow Kilhgren has made a largely successful job of launching hitherto unknown Santa Stefano di Sessanio, near L&#8217;Aquila, which was visited by English writer and illustrator Edward Lear (best known for his nonsense poems, known as Limericks) in 1843. Kilhgren has converted many of the abandoned buildings in the picturesque historic centre into tourist accommodation, creating one of the earliest alberghi diffusi (a “hotel” with rooms spread over separate buildings) in Italy. The promotion of Abruzzo as an artists&#8217; centre has been given a boost by interior designers Bimbi Bellhouse and Spencer Power from Notting Hill, London, who have achieved the ex-pat dream of a home among olive groves in one of Italy&#8217;s most unspoiled areas. For the last three summers, the couple have organized an important exhibition of contemporary artists in the nearby Casoli Ducal Palace. Past editions have featured Michael Sandle, hailed as “one of the world&#8217;s leading sculptors” and photographer Peter Webb, known for his work with Paul MacCartney and the Rolling Stones. Not only that, but a new Scandinavian summer art school has been set up by Danish artist Kirsten Murhart in the mountain town of Gagliano Aterno, between L&#8217;Aquila and Sulmona, where she and her husband have a home and an art gallery. Like Kristian Zahrtmann, she praises “the calm and daily rhythm” of the village life and finds Abruzzo “an eternal source of inspiration.” Her gallery in an 800-year old cantina is a showcase of works by numerous contemporary Danish artists, thus recreating some of his enterprise and spirit.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">By MARGARET STENHOUSE December 2, 2011 <strong><a title="The Italian Insider" href="http://www.italianinsider.it/">The Italian Insider</a></strong> (Italy&#8217;s first english language newspaper)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La singolare storia di Anders Trulson in un libro denso di suggestioni</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 09:37:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Indice tematico]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Un libro riscopre le vicende umane e artistiche dell’artista svedese, sepolto da un secolo nell’antico cimitero napoleonico del paese della Valle Roveto. Si è spesso ritenuto che l’Abruzzo – salvo rare eccezioni – sia stata una terra esclusa da quel grande fenomeno culturale chiamato Grand Tour, anticipatore del turismo moderno. Ricerche degli ultimi anni stanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="alignleft size-full wp-image-1506" style="margin: 3px;" title="civita1" src="http://www.civitadantino.com/wp-content/uploads/2011/10/civita1.jpg" alt="" width="300" height="457" /><strong>Un libro riscopre le vicende umane e artistiche dell’artista svedese, sepolto da un secolo nell’antico cimitero napoleonico del paese della Valle Roveto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si è spesso ritenuto che l’Abruzzo – salvo rare eccezioni – sia stata una terra esclusa da quel grande fenomeno culturale chiamato Grand Tour, anticipatore del turismo moderno. Ricerche degli ultimi anni stanno di fatto ridimensionando queste convinzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra queste merita una particolare attenzione la scoperta della singolare storia della scuola dei pittori scandinavi che a fine ottocento si era insediata in un paese della Valle Roveto, Civita d’Antino, attorno alla singolare figura di Kristian Zahrtmann, affermato pittore danese, seguito anche in Abruzzo per una trentina d’anni da numerosi allievi provenienti dai vari paesi scandinavi</p>
<p style="text-align: justify;">Nel vecchio cimitero di Civita d’Antino, abbandonato negli anni quaranta, una lapide in bronzo riporta un nome, Anders Trulson, con l’indicazione dell’anno di nascita 1874 e di morte 1911. La tomba del pittore svedese, insieme ad altre lapidi con le sole iniziali, rappresentano una delle tracce tangibili presenti nel piccolo paese di un periodo esaltante per la scuola artistica impiantata nell’ultimo quarto dell’Ottocento dal maestro danese Kristian Zahrtmann in Abruzzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1505"></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A distanza di un secolo dalla sua scomparsa, un libro dal titolo “Anders Trulson è qui”, edito da D’Abruzzo-Menabò, scritto da Antonio Bini e Sergio Bini.</strong> Il primo ricostruisce la storia del giovane pittore svedese, già affermato nel suo paese, quando ritorna in Italia nell’estate del 1911, insieme al suo vecchio maestro Zahrtmann e altri artisti. Trulson, gravemente malato, continua a lavorare intensamente fino alla morte, circondato dall’affetto degli altri pittori scandinavi, della proprietari della pensione e degli abitanti del paese abruzzese.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: center;">
<dl id="attachment_1525" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-1525" style="margin: 3px;" title="lm1_1-w300-h300" src="http://www.civitadantino.com/wp-content/uploads/2011/10/lm1_1-w300-h300.jpg" alt="" width="300" height="225" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">(Cimitero napoleonico di Civita d&#8217;Antino)</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Le ricerche della sua tomba portano a scoprire il vecchio cimitero monumentale di Civita d’Antino, abbandonato oltre settanta anni fa. Un’opera assai singolare, pressoché unica nella storia dell’architettura cimiteriale, eppure dimenticata, avvolta nell’oblio come lo stesso paese. L’affascinante interpretazione della sua simbologia è sviluppata da Sergio Bini. Il libro è completato dalla testimonianza di Zahrtmann, che volle allora pubblicare su una rivista svedese.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le curiosità è interessante scoprire come l’Abruzzo fu presente nella grande esposizione internazionale d’arte organizzata a Roma nel 1911, in occasione del cinquantenario dell’Unità d’Italia, attraverso le opere di Zahrtmann e alti artisti della sua scuola, tra cui lo sfortunato Trulson.</p>
<p style="text-align: justify;">Il taglio del racconto è quello di tentare di spiegare l’oblio che ha portato a dimenticare Civita d’Antino dopo il terremoto del 1915 e con essa l’incredibile storia della colonia artistica scandinava le cui tracce sono diffuse in numerosi musei scandinavi.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1527" style="margin: 2px;" title="sb1-w300-h300" src="http://www.civitadantino.com/wp-content/uploads/2011/10/sb1-w300-h300.jpg" alt="" width="219" height="300" /><img class="alignnone size-full wp-image-1528" title="DSCN5404-w300-h300" src="http://www.civitadantino.com/wp-content/uploads/2011/10/DSCN5404-w300-h300.jpg" alt="" width="301" height="213" /></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.civitadantino.com/wp-content/uploads/2011/10/DSCN5404-w300-h300.jpg"></a>Il libro è stato presentato il giorno 8 ottobre, alle ore 17, 30 presso la Maison des Arts della Fondazione Pescarabruzzo. <em>Oltre agli autori, sono intervenuti Nicola Mattoscio, presidente della Fondazione , Mimmo Valente, presidente di Italia Nostra – sezione di Pescara, e la critica d’arte Gabriella Albertini.</em></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">La presentazione è avvenuta davanti ad una folta cornice di pubblico, nel particolare contesto dell’esposizione della collezione di 26 quadri di Zahrtmann e di altri pittori scandinavi – che la Fondazione ha acquistato nell’ultimo biennio, avendo il merito di riportare finalmente in Abruzzo una piccola parte dell’immensa produzione artistica di quel periodo. L&#8217;intervento della studiosa d&#8217;arte Gabriella Albertini nel sottolineare la ricchezza di spunti presenti nel libro, ha sostenuto la necessità che la produzione artistica scandinava della suola di Zahrtmann debba essere studiata a fondo e raffrontata con le opere del medesimo periodo realizzate dai pittori abruzzesi. Mimmo Valente nell&#8217;auspicare che i quadri tornino in futuro ad essere esposti al pubblico, ha ricordato l&#8217;escursione di Italia Nostra a Civita d&#8217;Antino del giugno 2010 e lo straordinario interesse che la stessa ha suscitato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Antonio Bini, Sergio Bini</strong>: “<a href="http://www.civitadantino.com/?p=1442">ANDERS TRULSON E’ QUI</a>: breve storia del pittore svedese rimasto per sempre tra le montagne abruzzesi”, ed. D’Abruzzo-Menabò, 2011, euro 8</p>
<p style="text-align: center;"><em>Il libro è disponibile nelle migliori librerie, oppure direttamente ordinabile sul sito dell<a href="http://www.dabruzzo.it">&#8216;editore</a> e nelle librerie online <a href="http://www.amazon.it/Trulson-pittore-montagne-abruzzesi-italiana/dp/8895535308">Amazon</a> / <a href="http://www.artbooks.com/wc.dll?ab~searchitemno~&amp;cart=0&amp;itemno=115724">Art Books</a> / <a href="http://www.bol.it/libri/Anders-Trulson-e-qui.-Breve/Sergio-Bini-Antonio-Bini/ea978889553530/">Bol</a></em></p>
<p style="text-align: center;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Anders Trulson è qui- Breve storia del pittore svedese rimasto per sempre tra le montagne abruzzesi  (Recensione di Gabriella Albertini pubblicata sulla Rivista Abruzzese, storico periodico culturale -rassegna trimestrale di cultura, n. 4, ottobre-dicembre 2011- )</em></strong></p>
<div>
<p style="text-align: justify;">Antonio Bini dal 2003 conduce una indagine sottile e originale nello studiare particolari avvincenti e poco noti, che riguardano la regione Abruzzo. È lo stesso Bini a raccontare con chiarezza nella pubblicazione Anders Trulson è qui- Breve storia del pittore svedese rimasto per sempre tra le montagne abruzzesi, come nacque in lui il profondo interesse, che attualmente lo porta a impegnarsi nella ricerca di alcune storie criptiche, ma tenacemente legate a quelli che sono stati i valori, le capacità, gli impegni nella vita di alcuni artisti. Non è facile ricostruire da pochi elementi l’attività di pittori, dei quali fino a poco tempo addietro si conosceva poco. Si tratta della “scuola artistica” (così definita dall’autore) costituita nell’ultimo quarto del XIX secolo dal maestro danese Kristian Zahrtmann a Civita d’Antino, paese montano nella Valle Roveto, in Abruzzo. Bini in precedenti pubblicazioni ha tracciato la storia di questo originale, insolito gruppo di pittori, che scesero dal nord Europa e trovarono in un piccolo centro (quasi sconosciuto) dell’Italia Centrale il luogo ideale per svolgere il loro lavoro: luce, colore, felici tagli prospettici, paesaggio incontaminato, spontanei atteggiamenti degli abitanti, costumi e altro.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Nella presente pubblicazione l’attenzione è rivolta a uno dei componenti il gruppo culturale: Anders Trulson. Si tratta di un pittore nato nel 1874 a Tosterup in Svezia e morto nel 1911 a Civita d’Antino dove è stato sepolto nel cimitero acattolico, dopo essere stato cremato. La sua tomba è indicata da una lapide in bronzo, lievemente decorata, con l’indicazione dell’anno di nascita e quello della fine terrena. Con sottile malinconia e lucido pensiero, viene tracciata l’esistenza del giovane pittore nel contesto del suo tempo e dell’ambiente, in cui visse. Suscitano interesse le pagine in cui si parla dell’Abruzzo, della presenza artistica di Trulson in Italia (partecipazione al cinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia), della madre, e delle significative testimonianze rilasciate dalla scrittrice Amalie Posse e dalla principessa Mery Despina Karadja, anch’ella svedese e letterata. Bini, nei capitoli Chi era Anders Trulson, Anders Trulson all’Esposizione Internazionale di Roma del 1911, Anders è qui: nella memoria di Civita d’Antino, presenta il temperamento del pittore, che sembra impersonare il vero artista romantico: sofferente, creativo, dedito al lavoro, malato di tubercolosi. Il capitolo Alla ricerca della tomba di Trulson è firmato da Johan Werkmäster, il giornalista e scrittore che nell’estate del 2003 venne in Italia per recarsi a Civita d’Antino e cercare, appunto, la sepoltura di Trulson. In tale circostanza Werkmäster conobbe Antonio Bini, allora dirigente del MIUR e della Regione Abruzzo. Insieme, nel cimitero abbandonato, trovarono quanto, con trepida speranza, cercavano. Il testo intitolato Il “vecchio” cimitero napoleonico di Civita d’Antino è stato redatto da Sergio Bini che descrive l’antico cimitero napoleonico soffermandosi sul valore della “continuità”. Tra l’altro si legge: “Esso costituisce una parte di quel patrimonio indisponibile della comunità della storia, della cultura e dei valori che generazioni di persone semplici hanno voluto tramandare ai propri figli ed ai figli dei propri figli”. Bini prosegue proponendo altri passaggi a cui non è estraneo l’eterno tormento di sapere che cosa c’è oltre il nostro “io”.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Da questo scritto si apprende soprattutto la possibilità di apprezzare i vari contenuti di un elemento architettonico, come il cimitero. Egli esamina la struttura del “vecchio” cimitero di Civita d’Antino; inizia da un concetto ripreso da L’Antologia di Spoon River di Edgard Lee Masters, successivamente riflette su un pensiero di Kahlil Gibran, che rappresenta la vita come un viaggio perenne di cose invisibili all’interno di città reali e, a volte, viceversa. Nell’esposizione del concetto si vale di altri spunti letterari, come nel caso del riferimento al libro Le città invisibili di Italo Calvino. Ancora tante memorie, documenti, descrizioni, considerazioni sul “riposo eterno”, e inoltre la lettura semiotica dei simboli, la “numerologia” nella struttura cimiteriale, la descrizione dell’edificio e, infine, la presenza dell’ hortus conclusus, il cui spazio, in questo caso, è destinato ad accogliere gli ospiti “non cattolici”. Nel “giardino delle memorie laiche”, rispettosamente illustrato da Sergio Bini, si trova la tomba di Anders Trulson, indicata da una lapide, di cui si è fatto cenno poco sopra, realizzata da un grafico svedese, Louis Nillson, amico del defunto. Il luogo indicato ospita anche due stranieri morti a Civita d’Antino. Si tratta dei coniugi Heugh, solo recentemente identificati. Sergio Bini invita a riflettere sulla significativa frase scritta in italiano : “Io fui forestiere e voi mi accoglieste”. Nella conclusione si fa cenno all’importante funzione che assume il cimitero nei confronti di chi lo frequenta in vita. Si consideri la frase “Vado a trovarli”: sembra che il beneficiato sia colui che compie l’atto di andare a “trovare qualcuno”, di cui restano le sole spoglie. Argomento lungo e sensibile da trattare!.. Gli articoli fin qui citati sono corredati da note esplicative, sapientemente compilate. L’Appendice comprende due saggi. Il primo L’ultima estate a Civita d’Antino riporta la testimonianza del periodo finale di Anders Trulson, affidato alla penna di Kristian Zahrtmann, edito sulla rivista svedese “Ord och Bild” nel 1914. L’altro brano dal titolo: Anders Trulson di Ewert Wrangel, traccia una biografia essenziale e toccante del giovane pittore. L’articolo venne pubblicato nel 1912. Ogni capitolo è proposto in due lingue. I traduttori sono: Monika Kugler e Roberta di Fabio, dall’inglese all’italiano, Gennaro de Luca, dallo svedese all’italiano, Monica Fagnano, dall’italiano all’inglese. Il testo si avvale di alcune fotografie in bianco e nero. La lettura è scorrevole, carica di sentimento, rivelatrice di “cose” nuove, valida per la preziosa conservazione della memoria.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Il magazine culturale svedese Tidningen Kulturen celebra in un lungo articolo il centenario della morte di Anders Trulson e l&#8217;intenso rapporto con Civita d&#8217;Antino</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 10:24:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217; importante magazine culturale svedese Tidningen Kulturen ha pubblicato un lungo articolo sul centenario della morte di Anders Trulson. L&#8217;articolo, di Johan Werkmäster *, è interamente sviluppato sul rapporto tra l&#8217;artista svedese e la Civita d&#8217;Antino di allora, il paesaggio rurale ed il vecchio cimitero monumentale in cui lo stesso pittore è sepolto. &#160; För hundra år [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1471" style="margin: 3px;" title="tidningenkulturen" src="http://www.civitadantino.com/wp-content/uploads/2011/10/tidningenkulturen.png" alt="" width="300" height="42" />L&#8217; importante magazine culturale svedese <strong>Tidningen Kulturen</strong> ha pubblicato un lungo articolo sul centenario della morte di Anders Trulson. L&#8217;articolo, di <strong>Johan Werkmäster *</strong>, è interamente sviluppato sul rapporto tra l&#8217;artista svedese e la Civita d&#8217;Antino di allora, il paesaggio rurale ed il vecchio cimitero monumentale in cui lo stesso pittore è sepolto.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1474" style="margin: 3px;" title="anders1" src="http://www.civitadantino.com/wp-content/uploads/2011/10/anders1.jpg" alt="" width="133" height="180" /><span style="color: #999999;">För hundra år sedan, den 24 augusti 1911, avled den skånske konstnären Anders Trulson i en avlägsen bergsby i Abruzzo i Italien, endast 37 år gammal. Under årens lopp har två levnadsteckningar publicerats om Trulson – den ena skriven av Ewert Wrangel (1912), den andra av Nils Gösta Sandblad (1944) – men för en bredare allmänhet är han inte särskilt känd idag. Trulson föddes den 14 juli 1874 i Tosterup på Österlen. På 1890-talet studerade han vid konstakademierna i Köpenhamn och Stockholm och därpå vid målaren Kristian Zahrtmanns skola i den danska huvudstaden. Han gjorde sig främst känd som porträtt- och landskapsmålare och var huvudsakligen verksam i Skåne, åtminstone fram till 1906 då han för första gången åkte utomlands på en studieresa till Sydtyskland och Norditalien. Under de följande åren besökte han Frankrike, Holland och Belgien. Tack vare kontakterna med Zahrtmann gick Trulsons sista resa till mellersta Italien&#8230;</span><a href="http://tidningenkulturen.se/artiklar/konst/konstens-portraett/9727-trulson-var-aer-du">Link all&#8217;articolo completo in lingua svedese </a><span id="more-1470"></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1489" style="margin: 2px;" title="jw" src="http://www.civitadantino.com/wp-content/uploads/2011/10/jw.jpg" alt="" width="184" height="192" /><strong>Johan Werkmäster, </strong>giornalista e scrittore svedese. Sull’argomento ha scritto un articolo dal titolo “Trulson ! Var ar du ?” (“Trulson ! Dove sei ?”) pubblicato sulla pagina culturale del Goteborg Posten del 28 novembre 2003 e &#8220;Alla ricerca della tomba di Anders Trulson&#8221; contenuto nel libro L’italian dream di K. Zahrtmann di Antonio Bini – 2009 Edizioni Menabò</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">ALLA RICERCA DELLA TOMBA DI ANDERS TRULSON</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;"><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">In una giornata caldissima alla fine di giugno del 2003 sto andando a Civita d’Antino con il mio amico Antonio Bini. Non so tutto sulla colonia di artisti scandinavi di Kristian Zahrtmann nel paese – ma so tanto; ho letto molto sull’argomento. Sono particolarmente interessato a due pittori svedesi Karl Isakson e Anders Trulson che sono stati in Civita all’inizio del sec. XX. All’epoca Civita d’Antino era – come Skagen – un cenacolo di pittori scandinavi. Per Isakson significò l’inizio della sua carriera artistica. Ma per Trulson fu diverso – egli morì a Civita. Anders Trulson era nato nella parte più a sud della Svezia. Aveva studiato arte presso le accademie di Copenaghen e Stoccolma e, più tardi, presso la scuola di Zahrtmann a Copenaghen. A giugno del 1911 Trulson arrivò a Cività d’Antino. Insieme a Zahrtmann, Poul Christiansen, Knud Sinding e altri artisti stava a Casa Cerroni. Era evidente che non stava bene. Spesso aveva violenti attacchi di tosse. I suoi amici cercavano di convincerlo di andare dal medico, ma Trulson non sentirva ragioni. Tutti i giorni usciva per dipingere. La fuori doveva lottare contro il forte vento per tenere il suo cavalletto in piedi. La famiglia Cerroni piangeva quando si rese conto che l’artista svedese non voleva più mangiare. Giorno per giorno Trulson diventava più debole. Infine si convinse di far chiamare un medico che diagnosticò una grave tubercolosi. La sera del 24 agosto Trulson diede dei soldi a Zahrtmann e gli chiese di pagare i debiti che aveva con alcune modelle. Trulson era al letto quando verso le undici sobbalzò gridando :”Sto morendo!”. Iniziò a vomitare sangue e dopo alcuni minuti era morto. Anders Trulson fu sepolto nel cimitero locale. Ma non in quello nuovo, in quello vecchio, mi dice Pietro Di Curzio, il vigile di Civita d’Antino: “ Troverà la sua tomba nel vecchio cimitero fuori dal paese”. Ci vuole un po’ di tempo prima che Antonio Bini ed io riusciamo a trovare il cimitero. E ci vuole almeno un’altra ora per trovare finalmente la tomba di Trulson. Questo vecchio cimitero è stato abbandonato nel 1977, più di un quarto di secolo fa. Ho l’impressione che da allora nessuno è più venuto qui. Antonio e io siamo soli in mezzo a tutti quei morti. Passiamo da tomba a tomba, leggiamo tutti i nomi, ma non riusciamo a trovare quello che cerchiamo. &#8211; “Trulson! Ma dove sei ? “- Grido forte. &#8211; “L’ho trovato! L’ho trovato “!- Dice Antonio. “Vieni qui”! Eccolo! Una grande targa di bronzo con il suo nome e l’anno di nascita e di morte: ANDERS TRULSON 1874 – 1911. Tutti gli abitanti del paese andarono al funerale per salutare l’artista svedese che era vissuto in Civita per dieci settimane. &#8211; “Egli arrivò come straniero, ma morì come amico”, disse qualcuno sulla sua tomba.</span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">IN SEARCH OF THE GRAVE OF ANDERS TRULSON</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;"><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">On an extremely hot day at the end of June 2003, I’m on my way to Civita d’Antino with my friend Antonio Bini. I don’t know everything about Kristian Zahrtmann’s colony of Scandinavian artists in the village – but I know a lot; I’ve read about it. I’m particularly interested in the two Swedish painters Karl Isakson and Anders Trulson, who visited Civita in the beginning of the 20th century. At that time Civita d’Antino was – like Skagen – a meeting place for Scandinavian painters. For Isakson it signified the beginning of his artistic career. But for Trulson it was different – he ended his life in Civita. Anders Trulson was born in the most southern part of Sweden. He studied art at the academies of Copenhagen and Stockholm and, later, at Zahrtmann’s school in Copenhagen. In June 1911 Trulson arrived in Civita d’Antino. Together with Zahrtmann, Poul Christiansen, Knud Sinding and other artists he was staying at Cerroni’s house. It was obvious he was not feeling well. He often had violent fits of coughing. His friends tried to convince him to see a doctor, but Trulson didn’t want to listen to them. Every day he went out to paint. He stood there in the strong wind, struggling to keep his easel upright. The Cerroni family cried when they noticed that the Swedish artist didn’t want to eat anymore. Trulson became weaker and weaker every day. Finally, he agreed to consult a doctor, who diagnosed that the patient was suffering from serious tuberculosis. In the evening of 24 August Trulson handed over some money to Zahrtmann, asking him to clear his debts with some models. Trulson was staying in bed, but about eleven o’clock he suddenly rushed up, screaming: ”I’m dying!” He started to vomit blood and a few minutes later he was dead. Anders Trulson was buried at the local cemetery. – But not the new one, the old one, I’m told by Pietro Di Curzio, the policeman in Civita d’Antino: ”You will find his grave in the old cemetery outside the village”. It takes a while before Antonio Bini and I find the cemetery. And it takes at least another hour before we finally find Trulson’s grave. This old cemetery had been abandoned in 1977, more than a quarter of a century ago. I have the feeling nobody has been here since those days. Antonio and I are alone among all these dead people. We move from grave to grave, read the names but can’t find what we are looking for. – “Trulson! Where the hell are you “! I shout out loud. – “I found it! I found it” ! &#8211; Antonio says. “Come here”! And there it is. A big bronze plate with his name and the year of his birth and his death: ANDERS TRULSON 1874 – 1911 All the people of the village attended the funeral to say farewell to the Swedish artist who had stayed in Civita for ten weeks. – “He came as a stranger but died as a friend”, somebody said at his grave.</span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Johan Werkmäster dal libro L’italian dream di K. Zahrtmann Copyright © 2009 Antonio Bini – Edizioni Menabò. All Rights Reserved</span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Antonio Bini e Sergio Bini &#8220;Anders Trulson è qui&#8221; Breve storia del pittore svedese rimasto per sempre tra le montagne abruzzesi (D&#8217;Abruzzo Libri / Edizioni Menabò)</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2011 04:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indice tematico]]></category>
		<category><![CDATA[Italian-English version]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Anders Trulson è un giovane pittore svedese. affermato nel suo paese. Torna in Italia nell&#8217;estate del 1911, a Civita d&#8217;Antino, piccolo paese di montagna che alla fine dell&#8217;800 era frequentato cenacolo artistico scandinavo. Trulson, malato, continua a lavorare fino alla morte. Le ricerche della sua tomba portano a scoprire il vecchio cimitero abbandonato di Civita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1444" title="400" src="http://www.civitadantino.com/wp-content/uploads/2011/09/400.jpg" alt="" width="287" height="400" /></strong><strong> Anders Trulson è un giovane pittore svedese. affermato nel suo paese. Torna in Italia nell&#8217;estate del 1911, a Civita d&#8217;Antino, piccolo paese di montagna che alla fine dell&#8217;800 era frequentato cenacolo   artistico scandinavo. Trulson, malato, continua a lavorare fino alla morte. Le ricerche della sua tomba portano a scoprire il vecchio cimitero abbandonato di Civita d&#8217;Antino, un opera assai singolare,   pressoché unica nella storia dell&#8217;architettura cimiteriale. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Antonio Bini</strong>, si occupa di temi legati alla valorizzazione del patrimonio culturale e della riscoperta del Grand Tour. E&#8217; stato dirigente del MIUR e della Regione Abruzzo.</em></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Sergio Bini</strong>, ingegnere, dirigente d&#8217;azienda, qualitologo, abruzzese di nascita e umbro di adozione, vive e lavora a Roma.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;"><strong>2011 D&#8217;Abruzzo Libri / * Edizioni Menabò </strong>Collana Le stelle della Storia <strong>(Edizione italiano e inglese)</strong> Brossura: 128 pagine * La casa editrice <strong>Menabò</strong> pubblica da venti anni la prestigiosa rivista trimestrale<strong> D’Abruzzo &#8211; Turismo Cultura Ambiente –</strong> e promuove con articoli corredati da abstract in inglese, le bellezze architettoniche, artistiche, naturalistiche ed il ricco patrimonio antropologico della Regione. La rivista è distribuita nelle edicole d’Abruzzo e nelle librerie Feltrinelli delle più importanti città italiane e viene inoltre diffusa in Canada e negli Stati Uniti presso i centri di cultura italiana. Sito web </span><strong><a href="http://www.dabruzzo.it"><span style="color: #ff9900;">www.dabruzzo.it</span></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff9900;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il libro è disponibile nelle migliori librerie, è ordinabile sul sito dell<a href="http://www.dabruzzo.it">&#8216;editore</a>, e nelle librerie online <a href="http://www.amazon.it/Trulson-pittore-montagne-abruzzesi-italiana/dp/8895535308">Amazon</a> e <a href="http://www.artbooks.com/wc.dll?ab~searchitemno~&amp;cart=0&amp;itemno=115724">Art Books</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Presentazione del libro “Lettere da Civita d’Antino” di Kristian Zahrtmann e della Collezione d’Arte Scandinava della Fondazione Pescarabruzzo</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 10:12:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi culturali]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Fondazione Pescarabruzzo con il patrocinio della Reale Ambasciata di Danimarca. Il 21 settembre 2011 alle ore 18:00, a Pescara, presso la sala conferenze della prestigiosa sede della Fondazione Pescarabruzzo in Corso Umberto I, 83 è stato presentato il volume “Lettere da Civita d’Antino” di Kristian Zahrtmann a cura dell’Associazione Culture Tracks. La pubblicazione raccoglie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-1396 alignnone" title="01_590" src="http://www.civitadantino.com/wp-content/uploads/2011/09/01_590.jpg" alt="" width="590" height="283" /></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fondazione Pescarabruzzo con il patrocinio della Reale Ambasciata di Danimarca</em>.<strong> Il 21 settembre 2011 alle ore 18:00, a Pescara, presso la sala conferenze della prestigiosa sede della Fondazione Pescarabruzzo in Corso Umberto I, 83 è stato presentato il volume “Lettere da Civita d’Antino” di Kristian Zahrtmann a cura dell’Associazione Culture Tracks.</strong> La pubblicazione raccoglie oltre 80 lettere che l’artista scrisse da Civita, per la prima volta tradotte in italiano ed inglese, tratte da “ En mindebog. Bygget over hans egne optegnelser og breve fra og til ham” København 1919, memoriale del Maestro danese, in cui Zahrtmann racconta la sua vita, i suoi studi, la sua formazione ed il felicissimo periodo che l’artista trascorse in Abruzzo e a Civita d’Antino.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;">Una collezione che vuole ripercorrere quelle tracce lasciate dai tantissimi artisti scandinavi che, tra la fine dell&#8217;800 e l&#8217;inizio del &#8217;900, hanno reso omaggio alla nostra terra ed un epistolario che rivela l&#8217;amore per questo paese come Kristian Zahrtmann scrive in una delle sue lettere: <strong>&#8220;Qui si vive in modo completamente rurale, solo le lettere segnalano l&#8217;esistenza di un mondo esterno. Non si potrebbe essere più vicini al paradiso.&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: left;">Nicola Mattoscio (Presidente Fondazione Pescarabruzzo)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-1433 alignleft" style="margin: 2px;" title="2-21" src="http://www.civitadantino.com/wp-content/uploads/2011/09/2-21.jpg" alt="" width="186" height="269" />Kristian Zahrtmann, esponente di spicco dell’arte danese della seconda metà dell’800, che aveva già viaggiato in Italia per diversi anni, aveva scelto il paesino abruzzese di Civita d’Antino. Fu lì che vide quella luce, quelle montagne, quel cielo e quei personaggi che rimasero impressi nel suo cuore e sulle sue tele. “Sono innamorato della montagna e del carattere che dona alla gente che l’abita. Dovresti vedere i giovani lavoratori tornare dai campi. Con le zeppe in spalla, canticchiando allegri le loro melodie del Saltarello. Avresti detto con me che in nessun teatro s’era mai sentito un coro più bello. Questo perché tutti cantano di cuore, così’ che la loro gioia sale dritta nell’aria come una bolla scintillante…” (lettera di K. Zahrtmann a F. Hendriksen 22 giugno 1883). <span id="more-1395"></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Quando scrisse questa lettera era appena arrivato a Civita; era quello il luogo che cercava, il regno della luminosità e della leggerezza. Seguendo l’entusiasmo del maestro K. Zahrtmann i suoi colleghi ed alunni lo seguirono affascinati. Furono all’incirca un centinaio i pittori che subirono il fascino dell’Abruzzo e che produssero un numero irrintracciabile di opere, molte delle quali presenti nei più grandi musei scandinavi.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;"><strong>“Civita è un posto che quando io non ci sono si sbiadisce ed ogni volta che ci ritorno mi sorprende con le sue meraviglie in tutti i sensi”</strong></p>
<p style="text-align: left;">Kristian Zahrtmann</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808080;"><strong>Il testo è illustrato con immagini della “Collezione d’Arte Scandinava” della Fondazione Pescarabruzzo che, negli ultimi anni, si è dimostrata sensibile alla vicenda artistica che ha legato la Danimarca all’Abruzzo. La Fondazione ha acquistato, negli ultimi due anni, circa 25 quadri di esponenti dell’arte danese.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808080;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I quadri della “Collezione d’Arte Scandinava” della Fondazione Pescarabruzzo rimarranno esposti al pubblico dal 22 settembre all’8 ottobre 2011 dal martedì al sabato dalle ore 17:30 alle 20:00 presso la Sala Espositiva della Fondazione stessa sita in C.so Umberto I, n. 83 a Pescara. Ingresso gratuito.</strong></p>
<p style="text-align: left;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Per ulteriori informazioni contattare:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fondazione Pescarabruzzo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tel. 085.4219109</p>
<p style="text-align: justify;">Fax 085.4219380</p>
<p style="text-align: justify;">fondazione@pescarabruzzo.it</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Associazione culturale Culture Tracks</strong></p>
<p style="text-align: justify;">info@culturetracks.org</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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